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	<title>wineplanet.it &#187; Considerazioni</title>
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		<title>Mio Nonno era un Genio</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 20:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[Cento Anni fà nasceva mio Nonno Silvio. Come tutti quelli della sua generazione ha fatto una vita dura, passando per due guerre e tutti gli annessi. Insomma, è stato un grande Uomo, ma è stato anche il Peggior Viticultore di cui abbia notizia. Questi sono i miei ricordi del Nonno Vignaiolo&#8230; Quando si và a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cento Anni fà nasceva mio Nonno Silvio.<br />
Come tutti quelli della sua generazione ha fatto una vita dura, passando per due guerre e tutti gli annessi.<br />
Insomma, è stato un grande Uomo, ma è stato anche il Peggior Viticultore di cui abbia notizia.<br />
Questi sono i miei ricordi del Nonno Vignaiolo&#8230;</p>
<p><span id="more-510"></span><br />
Quando si và a visitare una cantina, o si parla con un produttore di vini, tutti rimangono a bocca aperta e rapiti dai suoi racconti delle tradizioni Vitivinicole della sua famiglia: tipo  il castello con annessa tenuta lo vinse alle carte mio bisnonno, il mio nonno era semplice ragazzo di campagna, ma essendo fidanzato con la figlia del vignaiolo cominciò la carriera vinicola,  papà mi faceva sempre pulire le botti perchè ero piccolo e riuscivo ad entrarci e via discorrendo…..<br />
Al chè ti prende sempre un po’ di sconforto, in quanto da semplice figlio di Operai (o Medici, Insegnanti, Commercianti ecc. ecc. ), sai che l’orto di casa, falciare il prato e  il concimar gerani sono le uniche pratiche agricole di cui puoi vantarsi la tua famiglia, altro che Botti ,Tenute e Cantine Settecentesche…<br />
Tutto questo stava per succedere anche a me, quando mi sono ricordato che oltre alle falciate di prato e le vangate dell’orto della mia adolescenza, dalla mia infanzia sono scaturiti dei ricordi enologici!!!!<br />
Ma non è dei pomeriggi passati a travasare in bottiglioni da damigiane,  a girar di manovella la Mostarola e a spingere e tirare sul Torchio presso la vigna di un carissimo amico, ma proprio di un ricordo di tradizione vinicola familiare che, a dire il vero, avevo volontariamente rimosso.<br />
Nonno Silvio era carrettiere, e all’età della pensione, da bravo uomo di terra, si tenne la sua cavallina con annesso carretto e bardature e  aveva un “Brol”, che in veronese significa “ Piccolo Appezzamento di Terra Circondato da un Muro”, quello che i francesi chiamano &#8220;clos&#8221;: questo super orto di circa 4 campi ( poco piu’ di un ettaro) era circondato da due filari di vigna a pergola!<br />
Qui dalle nostre parti, come credo in altri luoghi, si consumava molto più vino che adesso, sia pasteggiando sia come semplice bevanda, e ogni casa di campagna che si rispetti, anche se non era in zona di pregio vitivinicolo, aveva, oltre all’orto, anche la sua bella piccola vigna, così oltre che ad insalata, pomodori e zucchini, ogni famiglia si produceva il vino quotidiano!<br />
Ovviamente il più delle volte si trattava di vini semplici, dagli uvaggi più disparati, vinificati in qualche modo, e spesso e volentieri i vini risultanti erano cosiddetti di  “nicchia”, ovvero un eufemismo per dire che  “piacevano solo a chi li faceva”!!!<br />
Poteva con queste premesse Nonno Silvio, col Brol situato dieci km a sud della Valpolicella Zona Est e a quindici da Soave, trarre vini di pregio?<br />
Ma certo che no!<br />
Si dà il caso che, nonostante le uve fossero discrete per ottenere un passabile vino da pasto, il buon Nonno Silvio era amante delle pratiche di cantina, ovvero adorava le sue BOTTI!!!<br />
Ma ogni Vignaiolo degno di questo nome adora le sue botti, direte voi, il tre quarti delle Tradizioni di cui parlavo sopra riguardano le botti, dico io.<br />
Ma non erano le botti di Nonno Silvio!!!!<br />
Se non ricordo male, aveva tre botti e due “vesoti”,che poi sarebbero delle mastelle in legno ad uso tino, ed erano questi ultimi i suoi preferiti.<br />
Le botti non le usava più, i suoi non erano vini da invecchiamento, non ne produceva molto, ed essendo, ovviamente il suo un classico “Vino di Nicchia”, da unico produttore-cliente-consumatore, ogni produzione annuale gli bastava, e ne avanzava sempre un paio di damigiane.<br />
Ma quì arriva la genialità del nonno, i due vesoti: dire che erano marci è fare complimenti, ed usandoli sempre e soprattutto  (e guai a toccarglieli) per la Vinificazione-Fermentazione potete capire che TostatureVanigliatureTanniniColori  prendeva il vino, che detto per inciso proveniva da uve bianche!<br />
E quando un anno  per sbaglio, avendo i vesoti fuori uso, nel senso che le cerchiature stavano cedendo e non si fece in tempo a ripararle (questa la mia scusa al ritorno dal saldatore a cui le avevo portate, cercando di sabotarlo&#8230;), vinificò decentemente in damigiana, ma per non far perdere alla nuova produzione così atipica  il Terroir e le Vanigliature delle annate precedenti, pensò bene di miscelarla col vino avanzato dell’annata precedente!!!<br />
Bene, dopo trent’anni ho ancora nel naso e nella bocca quel odore e sapore di vino di legno marcio!!!<br />
Forse sarà per questo trauma infantile che sono diventato praticamente astemio per venticinque anni, e che  i cosiddetti  vini del Falegname, Gran Cru’ Mastro Geppetto e  Barricature Integrative Varie (B.I.V.)  mi sono entrati in odio!!!<br />
Poi ho scoperto recentemente, grazie alla mia cultura vinicola che và affinandosi:<br />
1) che il Brol del Nonno adesso sarebbe in zona del Vino Arcole DOC, e ovviamente l’Arcole e’ un vino a Base di Merlot e Cabernet vari!<br />
2) Quello che mi fà  arrabbiare e’ il fatto che molti, ultimamente, si sono fatti fama e gran fortune usando e migliorando le Tecniche di Cantina di Nonno Silvio, e anche ha precorso i tempi insegnando ai suoi concittadini come trattare in cantina le uve da vitigni internazionali della futura DOC.<br />
3)Per non parlare poi dei suoi discorsi sulle Lune, gli Astri e altre influenze terrestri-planetarie da considerare durante la viticoltura, insomma, anche senza sapere chi fosse Rudolf Steiner (vedi <a href="http://www.rudolfsteiner.it/">Qui</a>), ne applicava con convinzione alcuni dei suoi principi&#8230;<br />
4) Un grandissimo enologo veronese, per la sua nuova avventura vinicola in proprio (<a href="http://www.icampi.it">questa</a>) ha piantato il suo vigneto sul terroir dei suoi sogni, ma che era in passato una cava in altura di marna, da cui veniva prodotto il cemento che il Nonno Silvio Carrettiere andava a trasportare&#8230;<br />
Insomma, Nonno Silvio era un Genio enologico Incompreso, e sono fiero di portare il suo nome!!!!<br />
Max Silvio Pigiamino Perbellini</p>
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		<title>Striscia e la cucina molecolare</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 20:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Franchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cucina molecolare]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il servizio di Striscia la Notizia sulla cucina molecolare (visibile sul sito http://www.striscialanotizia.mediaset.it), con tanto di incursione segreta da Bottura, sento la necessità di buttare giù pensieri in ordine sparso sulla faccenda&#8230; Innanzitutto mi sfugge il motivo della cosa&#8230; Cerco di semplificare quindi: vogliono forse sottolineare che vengono utilizzate sostanze chimiche in alcune cucine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il servizio di Striscia la Notizia sulla cucina molecolare (visibile sul sito <a href="http://www.striscialanotizia.mediaset.it/">http://www.striscialanotizia.mediaset.it</a>), con tanto di incursione segreta da Bottura, sento la necessità di buttare giù pensieri in ordine sparso sulla faccenda&#8230; Innanzitutto mi sfugge il motivo della cosa&#8230; Cerco di semplificare quindi: vogliono forse sottolineare che vengono utilizzate sostanze chimiche in alcune cucine di ristoranti famosi? Giusto, se così è, mi pare corretto che il ristorante lo specifichi. Ma&#8230;</p>
<p><span id="more-476"></span>Davvero gli italiani pensano di non ingerire MAI sostanze chimiche ammesse dalla legge?  Punto due: mi sembra che il servizio sia decisamente riduttivo nel definire la cucina molecolare. Adesso tutti penseranno che cucina molecolare è sinonimo di maccheroni conditi con l&#8217;eternit. Perchè è così che vanno le cose, ci siamo scordati dell&#8217;effetto aviaria/mucca pazza?</p>
<p>Ora, se invece è vero, perchè non sono certa di aver capito bene, che Ferran Adrià e Blumenthal hanno percepito denaro per effettuare ua ricerca sugli additivi chimici commissionata dalla CEE, il problema è un altro. Si può dissentire sull&#8217;utilizzo dei fondi della comunità, certo, ma questa è un&#8217;altra storia&#8230;</p>
<p>Forse è il caso di capire bene, prima di esprimere dei giudizi, di cosa stiamo parlando. Cioè: ma che cavolo sono questi addittivi? Polvere di piscialetto fresco essiccato o candeggina?&#8230;</p>
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		<title>Lambrusco e Popcorn</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 14:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Franchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni]]></category>
		<category><![CDATA[emilia]]></category>
		<category><![CDATA[lambrusco]]></category>

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		<description><![CDATA[Emilia come Bologna: la dotta, la grassa, cultura e cibo. L’Emilia è soprattutto questo nell’immaginario italiano: buona tavola, città d’arte, saper vivere. La realtà ha invece due facce:&#8230; se da un lato gli emiliani difendono le tradizioni legate alla cultura, alla musica, alla gastronomia, da un altro combattono una guerra di competizione sfrenata, che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Emilia come Bologna: la dotta, la grassa, cultura e cibo. L’Emilia è soprattutto questo nell’immaginario italiano: buona tavola, città d’arte, saper vivere.<br />
La realtà ha invece due facce:&#8230;</p>
<p><span id="more-467"></span>se da un lato gli emiliani difendono le tradizioni legate alla cultura, alla musica, alla gastronomia, da un altro combattono una guerra di competizione sfrenata, che ha portato la regione ai massimi livelli produttivi, che ha alzato le rendite e creato accanto alla civiltà contadina una nuova classe imprenditoriale fatta di industriali affermati e manager rampanti. Guccini e Ferrari. Ciliegie e ceramiche. Lambrusco e popcorn, cantava Ligabue, nativo di Correggio, in provincia di Reggio Emilia.</p>
<p>E proprio il Lambrusco, vino molto amato e molto venduto, non solo in Emilia, vive questa duplicità di obiettivi, di personalità, di intenti. Da un lato un vino con più di duemila anni di storia, celebrato dal Carducci, apprezzato dagli Estensi e ottenuto da uve autoctone citate già da Virgilio, Dioscoride e Plinio il Vecchio.<br />
Dall’altra parte, invece, troviamo un vino con un’immagine offuscata da operazioni di marketing discutibili, come quella di proporre il lambrusco in lattina, partorita negli anni ’70, e destinata, a giudicare dalla campagna pubblicitaria, ai mercati anglosassoni, ma non per questo priva di conseguenze.</p>
<p>E se pensiamo che certe idee siano prerogativa unica del passato ci sbagliamo: è piuttosto recente la creazione di un prodotto chiamato “LemonBrusco” (successivamente ribattezzato &#8220;Lemonesco&#8221;),bevanda a base di lambrusco aromatizzato con succo di limoni di Sicilia, destinato ancora una volta allo sfortunato mercato anglosassone.<br />
Chiedersi cosa spinge alcune aziende vinicole a scegliere queste strategie è piuttosto inutile: è chiara la volontà di conquistare nuove fette di mercato, di imporre un prodotto con ogni mezzo, di avvicinare nuovi consumatori. Chiedersi invece se queste scelte ripaghino gli sforzi fatti appare invece legittimo, dal momento che tutte le ricerche e statistiche mostrano un sempre più crescente interesse per il vino sì, ma vino di qualità.</p>
<p>Ed infatti quando si pensa alla qualità vinicola italiana, innegabilmente si associano altri nomi, ben più altisonanti del Lambrusco, che sicuramente è un buon vino, ma che tante volte ricorda più una bibita, dissetante, leggera, poco costosa, di facile beva. Un’immagine certo non del tutto edificante.<br />
Eppure il Lambrusco necessita di una produzione tutt’altro che semplice. Una produzione che deve essere mantenuta a basse temperature, per evitare rifermentazioni indesiderate, e che spesso utilizza le medesime tecniche di vinificazione degli spumanti, costose e difficili, come il metodo Charmat. Metodi dispendiosi, ma necessari, se si vogliono mantenere inalterati i profumi primari tipici del vitigno, ed ottenere un vino di sostanza.</p>
<p>A questo proposito si stanno facendo molti sforzi per impostare in altri termini il lavoro; da diversi anni è stata istituita addirittura una manifestazione fieristica, “Lambrusco Mio” (in seguito sospesa). Sforzi coordinati dai Consorzi, che intraprendono anche diverse azioni legali a tutela del nome, come dichiarato dal Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi.<br />
Ma la duplicità riemerge una volta ancora: è proprio un produttore consorziato il creatore del “LemonBrusco”, così come lo era il produttore che mise il Lambrusco in lattina. Tentativi di approcciare nuovi mercati. E forse ci sono anche riusciti, ma quanto sia appagante in termini di comunicazione della tradizione, questo è un altro discorso.</p>
<p>Tradizione peraltro famosissima, che coinvolge salumi come lo zampone, formaggi come il parmigiano reggiano e tutta la opulenta e ghiotta cucina emiliana. Una cucina di cui Lambrusco è compagno perfetto, con quell’effervescenza che aiuta la digestione di piatti elaborati e grassi, ma assolutamente squisiti. Un vino che annovera ben cinque Doc (Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Salamino di Santa Croce, Reggiano Lambrusco, Lambrusco Mantovano) e che grazie alle diverse tipologie incontra i gusti di molti, pur nel rispetto delle tipicità.</p>
<p>Un vino che è parte così importante della tradizione culinaria emiliana da venire versato, in minime quantità ovviamente, anche nel domenicale brodo di cappone.<br />
Un vino che nonostante un passato di scelte difficilmente comprensibili ed un presente di lotte d’intenti riemerge con forza grazie anche alla volontà di alcuni produttori, legati alla tradizione ed alla qualità. E’ grazie ad aziende come Lini, Manzini, Villa di Corlo, La Pederzana che il Lambrusco può riacquistare il dovuto rispetto, di vecchi e nuovi estimatori.</p>
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		<title>Del Crollo dei Consumi Alcolici grazie alla Paura del Ritiro della Patente di Guida</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 11:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Quello che segue sono alcune considerazioni che mi sono saltate in testa dopo alcune conversazioni fatte con alcuni personaggi del settore&#8230; Chiarisco subito che questa non è un inchiesta-ricerca svolta in maniera scientifica, ma solo un pensiero saltatomi in mente dopo aver disquisito sull&#8217;argomento con amici e un cliente ristoratori, un parente commerciante di alcolici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che segue sono alcune considerazioni che mi sono saltate in testa dopo alcune conversazioni fatte con alcuni personaggi del settore&#8230;</p>
<p><span id="more-245"></span>Chiarisco subito che questa non è un inchiesta-ricerca svolta in maniera scientifica, ma solo un pensiero saltatomi in mente dopo aver disquisito sull&#8217;argomento con amici e un cliente ristoratori, un parente commerciante di alcolici e distillati, e non ultima, l&#8217;ispirazione datami dal ritiro della patente di un mio dipendente.</p>
<p>I miei interlocutori hanno fatto presente che dopo l&#8217;inasprimento del ritiro patenti, praticamente non si beve più vino per principio, al limite un calice di vino poco alcolico, addirittura scomparsa la pratica del caffè corretto o del &#8220;resentin&#8221;, per non parlare dell&#8217;ormai categorico rifiuto del classico Limoncino o grappe alla frutta offerto dal ristoratore, pratica molto in voga dalle nostre parti.</p>
<p>Ovvio che tutto ciò provoca una forte contrazione dei consumi, e di conseguenza degli ordini di vino ed alcolici vari: il ristoratore mi ha fatto presente che il suo ordine annuale vini della sua cantina più venduta sia passato da 1400 bottiglie a 0, e che le bottiglie di alcolici e distillati di pregio sul banco bar ormai siano destinate a esser solo costosi soprammobili.</p>
<p>Anche la mia mezza idea-scherzo di dotare il locale di un etilometro a disposizione dei clienti per provare il loro tasso alcolico ha denotato perplessità.</p>
<p>Insomma cari lettori, questa non è un articolo, ma un invito a partecipare ad una piccola discussione sull&#8217;argomento, considerando anche il fatto che la ristorazione è sempre uno dei migliori clienti delle aziende vinicole, e se acquistano meno&#8230;<br />
Aspetto fiducioso i vostri commenti.<br />
Max Pigiamino Perbellini</p>
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		<title>BCM 2008 Bordolesi Cabernet Merlot a Villa La Favorita</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 16:18:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Si svolgerà a Villa La Favorita di Monticello di Fara, Sarego (VI), nei giorni 22 e 23 novembre 2008, la tradizionale vetrina dedicata a queste tipologie vinicole, di seguito la presentazione dell&#8217;evento e compreso nel prezzo anche un articolo arretrato. Con l&#8217;organizzazione del CO.VI.VI. (Consorzio Vini Vicentini Doc) e dallo Studio Skriba, in questa manifestazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si svolgerà a Villa La Favorita di Monticello di Fara, Sarego (VI), nei giorni 22 e 23 novembre 2008, la tradizionale vetrina dedicata a queste tipologie vinicole, di seguito la presentazione dell&#8217;evento e compreso nel prezzo anche un articolo arretrato.</p>
<p><span id="more-230"></span>Con l&#8217;organizzazione del CO.VI.VI. (Consorzio Vini Vicentini Doc) e dallo Studio Skriba, in questa manifestazione si potranno degustare le migliori rappresentanze dello stile e vigneti bordolesi in Italia.<br />
Maggiori informazioni le troverete sul sito della manifestazione (<a href="http://www.skriba.net/BCM_2008.html">qui</a>), tra cui anche un interessante scritto del Prof. Attilio Scienza (<a href="http://www.skriba.net/Bordolesi_in_Italia.html">qui</a>), <a href="http://www.skriba.net/Tutti_i_nobili.html">qui</a> l&#8217;argomento del Talk Show e <a href="http://www.skriba.net/Tutti_i_Vini.html">qui</a> tutte le etichette presenti, 327 in rappresentanza di 16 regioni.<br />
Questa la fredda cronaca: in più aggiungo un articolo scritto in occasione del BCM 2006, uno dei primi che scrissi ma mai pubblicato in quanto Wineplanet ancora non esisteva.<br />
Come capirete sono un bevitore ABC, ovvero non sopporto il ChardonnayCabernetMerlotSauvignonBordolese (vedi all&#8217;esempio <a href="http://www.internetgourmet.it/index.asp?pag=articoli.asp&amp;idr=1419">questo</a> ottimo articolo di Angelo Peretti), ma sia chiaro che non ho NULLA IN CONTRARIO a questa manifestazione, con chi la organizza e con i produttori presenti, la mia contrarietà è dovuta ad altro.</p>
<p><strong>DEI BORDOLESI E DELLA CRISI ESISTENZIALE</strong><br />
Oggi 14 ottobre 2006 , ho partecipato alla manifestazione &#8220;BCM Bordolesi Cabernet Merlot&#8221; organizzata dal Consorzio Tutela Vino Arcole DOC in quel di Villa La Favorita a Sarego nel Vicentino!<br />
Qui erano in programma varie degustazioni, sia per giornalisti che per il pubblico, tutte inerenti le tipologie di vino di stile Bordolese, con la presenza delle maggiori e più blasonate realtà del settore italiano, più qualche presenza d&#8217;oltreoceano.<br />
L’organizzazione  è stata eccellente, a parte un piccolo incidente diplomatico sui due vini italiani più noti e desiderati dai convenuti, quello che inizia per &#8220;Sas&#8221; e finisce x &#8220;aia&#8221;, e l&#8217;altro per &#8220;Orn&#8221; e anch&#8217;esso finisce per &#8220;aia&#8221;, quelli in vendita ad un centino cadauna per spiegarsi,  è successo che quelle due bottiglie piene presenti sul tavolo non volevano essere aperte perché erano per il giorno dopo, ma vista l&#8217;insistenza e l&#8217;ovvietà della situazione alla fine sono state stappate!<br />
Finito il preambolo, inizio: Oggi avevo le p…e girate per mio conto, e la Rossa non era riuscita ad imbucarmi (x esaurimento posti) alla conferenza e degustazione guidata di alcuni pezzi da Novanta del Mondo Bordolese, potete capire che ero nelle condizioni perfette per affogare i dispiaceri con costosissimi vini!<br />
Il problema è che non c’è l&#8217;ho fatta!<br />
Si dà il caso che l&#8217;anno scorso partecipai alla stessa manifestazione da pivellino e non ero stato soddisfatto da quanto bevuto!<br />
E quest&#8217;anno con un po&#8217; di esperienza sulle spalle e la possibilità di raccontarvi il tutto, come credete sia andata a finire?<br />
In un annata di frequentazioni enologiche ho cominciato a farmi qualche valida idea dei miei gusti vinicoli: allo stato attuale delle cose sono per i Vini Da Uve Autoctone, possibilmente in purezza, che siano espressione della loro zona di produzione, che sappiano di vino quindi niente  gusti di legno o Mastro Geppetto o del Falegname, e soprattutto che siano beverini e non impegnativi o da Messa Cantata che dir si voglia!<br />
Premetto che non ho mai assaggiato un Bordolese vero, ovvero fatto nella zona di Bordeaux in Francia!<br />
Capirete che la Manifestazione odierna era proprio l’esatto contrario: Merlot e Cabernet sono quanto di più globalizzato e internazionale esista, grazie alla moda imposta da guru  giornalisti e mercati americani questi vini coi legni e barrique varie devono andarci a  nozze e soprattutto  sapere di legno, e come non bastasse devono essere straconcentrati , coloratissimi e alcolici alle stelle, che finire un bicchiere diventa un’impresa, per dirla alla <a href="http://vinoalvino.org/">Ziliani</a> delle perfette  “Marmellate al gusto di Legno Francese”!<br />
In parole povere l’antitesi della mia idea di vino buono!!!<br />
“Potevi martellarti i “cosiddetti” come Tafazzi (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=bk4b7_vcUDc">vedi qui</a>), ti facevi meno male”, direte voi!<br />
“Avete ragione”, vi rispondo, ma come diceva il saggio, “Assaggia di tutto, anche le Cose Sgradite, per apprezzare di più quelle buone!<br />
E così dopo aver fatto il biglietto, con bicchiere in una mano e bottiglia d’acqua minerale nell’altra (come Tafazzi insegna),comincio le degustazioni.<br />
Alla fine sono quaranta assaggi: non male per qualcosa che non mi và, ma se devo martellarmi,  martello come si deve!<br />
I criteri di scelta, immaginandomi l’andazzo ed essendo i vini più di 260, sono stati  soltanto due: il cartellino del prezzo, la bellezza dell’etichetta  e quelli fatti vicino a casa mia!<br />
Cosa dire, le eccezioni sono poche, e tra tutte cito il Canà 2004 del viticoltore naturale Angiolino Maule (<a href="http://www.biancaravini.it/">qui il sito</a>), nel senso che solo botte grande e vecchia che non lascia gusti strani, ma tutti gli altri erano trionfi di tostature, vanigliature e tannini vari.<br />
Si aggiunga il fatto che anche il goccino servito ad ogni assaggio faticavo a finirlo, ma non per evitare la ciucca, ma proprio non ci riuscivo tanto era la concentrazione e la pesantezza generalizzata in tutti i vini presenti, ovvero beverinaggio mio saltami addosso!<br />
A dire il vero, essendo nella maggior parte dei casi vini da invecchiamento, e appena messi in commercio, magari non erano al massimo della loro forma , ma nonostante tutto non riuscivo a trovare alcuna differenza tra i due (e altri) Pezzi da Novanta sopra citati e vini che costavano la metà o un  quarto tali da giustificare il divario di costo, anzi, sfiderei chiunque ad una degustazione alla cieca…<br />
E giunto a questo punto cado in crisi esistenziale: tutto il mio assaggiare in giro, tutti a magnificare questo stile Bordolese, tutti a farsi pippe mentali sui molti dei nomi famosi qui presenti, varie guide e guru che impongono questo stile di vini, il gusto di questi che e’ sempre uguale dalla California  al Veneto alla Toscana, come non bastasse i tentativi nefandi di imbastardire con Merlot e/o Cabernet  i migliori vitigni e vini italiani (Nebbiolo, Valpolicella, Bardolino, Negroamaro, Sangiovese i primi che mi saltano in mente) per potergli somigliare, una scorsa annata di uno dei vini ”aia”( un tre anni fa’ se non ricordo male), e’ stato il numero uno al mondo per la famosa rivista Wine Spectator, insomma tutto questo e io non riesco a berli, questi vini!!!<br />
E la domanda che mi assale è: Ho Capito Tutto o Non Ho Capito Niente?<br />
Ho sbagliato ad appassionarmi al Vino se  questa e’ quella che viene definita l’Eccellenza?<br />
Devo far Ragionare i Miei Sensi o la Ragion di Stato?<br />
A questo punto vi dico come è andata a finire la faccenda:</p>
<ol>
<li> Le cose più gradite sono state gli Olii d’Oliva , assieme alla Soppressa e all’Asiago Mezzano e Stagionato, tutte eccellenze gastronomiche Vicentine presenti alla Degustazione!</li>
<li>Per ingannare il tempo necessario a smaltire i fumi alcolici prima di rimettermi alla guida, ho lasciato alcuni  messaggi SMS ad amici ed amiche compagne di degustazione!<br />
Le risposte: tutte si fidano delle mie papille, e addirittura la Susy Crociani , grandissima produttrice di Veri Vini in quel di Montepulciano <a href="http://www.crociani.it/">qui</a> il sito aziendale e <a href="http://baciodivino.splinder.com/">qui</a> il suo blog), mi ha consolato assicurandomi che HO CAPITO TUTTO!!!</li>
<li>Non esiterei un secondo a barattare il più costoso dei vini assaggiati col più semplice degli autoctoni italiani, di cui dobbiamo essere orgogliosi.</li>
<li>Se Qualcuno mi regalerà un Bordolese lo guarderò storto!Insomma il Vino è Meraviglioso, ognuno è libero di bere quel che vuole, e se lascia ragionare i suoi sensi o non quelli del Guru di turno, avrà grandi soddisfazioni!</li>
</ol>
<p>Max Pigiamino Perbellini</p>
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		<title>La Zonazione del Bardolino: l&#8217;inizio della rinascita?</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 19:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni]]></category>
		<category><![CDATA[bardolino]]></category>
		<category><![CDATA[rosè]]></category>
		<category><![CDATA[zonazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì 2 giugno è stato presentato il Progetto di Zonazione del Bardolino e soprattutto il &#8220;Manuale d&#8217;uso del Territorio&#8221;. La Pubblicazione, edita da Veneto Agricoltura (il sito) in collaborazione con la provincia di Verona e il Consorzio Tutela Vini DOC Bardolino (il sito), ha come autori autentici luminari della materia, in primis Attilio Scienza, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì 2 giugno è stato presentato il Progetto di Zonazione del Bardolino e soprattutto il &#8220;Manuale d&#8217;uso del Territorio&#8221;.</p>
<p><span id="more-105"></span></p>
<p>La Pubblicazione, edita da Veneto Agricoltura (<a href="http://www.venetoagricoltura.org/basic.php?ID=1852">il sito</a>) in collaborazione con la provincia di Verona e il Consorzio Tutela Vini DOC Bardolino (<a href="http://www.winebardolino.it/ita/index.htm">il sito</a>), ha come autori autentici luminari della materia, in primis Attilio Scienza, che non ha certo bisogno di presentazioni.Un bel regalo per i 40 anni della DOC Bardolino, e speriamo che coincida con la rinascita di questa DOC.<br />
Dico questo perché quello che una volta era uno dei vini più famosi d&#8217;Italia, ma famoso perché buono, in questi ultimi anni è caduto nel dimenticatoio: un dimenticatoio triste e dai molti padri, prima di tutto il Consorzio di Tutela stesso, che si è perso in alcune operazioni discutibili come quella cosa indefinita del Bardolino Superiore DOCG e il cavalcare l&#8217;ondata effimera del Vino Novello.<br />
Questo nonostante il Bardolino abbia tutte quelle caratteristiche che in questo momento il mercato richiede, ovvero un vino gustoso ma leggero, molto fruttato, e che addirittura può essere servito fresco, cosa che in estate e ai &#8220;rossisti fino al midollo&#8221; (che piuttosto di un vino bianco o rosè bevono acqua), non dispiace affatto, soprattutto si abbina perfettamente a molti piatti a base di pesce e ultimo, ma non da trascurare, prezzi popolari&#8230;<br />
Insomma, spero che i 40 anni della DOC, il Manuale d&#8217;uso del Territorio, il nuovo organigramma del Consorzio e soprattutto il sempre indispensabile lavoro dei vignaioli porti il Bardolino a vivere alla grande la sua seconda quarantina.<br />
Due considerazioni: la prima riguarda le pagine 102 e 103 del Manuale, contenenti le schede dei vitigni cabernet e merlot che a mio parere poco c&#8217;entrano col territorio, la seconda è che il Consorzio, a tutt&#8217;oggi, non ha organizzato alcuna degustazione pubblica o manifestazione a supporto della nuova annata del Bardolino DOC, cosa che invece è stata fatta per il Chiaretto con il Palio e che si fa a novembre per il Novello, insomma, non si pretende un equivalente di Anteprima Amarone o Benvenuto Brunello, ci accontentiamo di molto meno.<br />
Per reperire il manuale del territorio, che trattasi di opera superba, utile sia al professionista che al semplice appassionato, provate a chiedere informazioni <a href="http://www.venetoagricoltura.org/basic.php?ID=1852">qui </a>oppure al<a href="http://www.winebardolino.it/ita/index.htm"> Consorzio di Tutela</a>.<br />
Ma le maggiori informazioni sul mondo del Bardolino ovviamente si trovano sul sito a lui dedicato da Angelo Peretti, ovvero BarDoc, più che un sito un perfetto abbinamento tra Vangelo e Amore.<br />
Max Pigiamino Perbellini</p>
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		<title>Vini di Moda, Vini Sempreverdi, Fascette e Biodinamica</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 18:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è svolto il 2 maggio, con l&#8217;organizzazione a cura della Festa dei Vini Classici della Valpolicella di Pedemonte (VR) e del Palio del Recioto di Negrar (VR), il convegno dal titolo &#8220;Vini Trendy, Vini Evergreen: quando il trionfo di oggi diventa un successo senza tempo&#8221;. Molta la carne al fuoco, compreso una riunione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolto il 2 maggio, con l&#8217;organizzazione a cura della Festa dei Vini Classici della Valpolicella di Pedemonte (VR) e del Palio del Recioto di Negrar (VR), il convegno dal titolo &#8220;Vini Trendy, Vini Evergreen: quando il trionfo di oggi diventa un successo senza tempo&#8221;.<br />
Molta la carne al fuoco, compreso una riunione del Consorzio della Valpolicella, con una novità abbastanza importante: quindi vedremo di parlarne e commentare.</p>
<p><strong><em><span id="more-103"></span></em>Biodinamica e Champagne:anche Poiana Maggiore era Biodinamico?<em> </em></strong></p>
<p>Il primo intervento della serata è stato dell&#8217;enologo Hervè Jestin, della Maison Fleury Père et Fils Champagne (<a href="http://www.champagne-fleury.fr/">il sito</a>): oltre a rappresentare il vero Sempreverde e sempre di Moda Champagne, la Maison da circa 10 anni pratica la viticoltura biodinamica, e nel settore in Francia è una delle voci più autorevoli, seconda forse al solo Nicholas Joly della <a href="http://www.coulee-de-serrant.com/">Coulèe de Serrant</a>.<br />
Non starò a tediarvi con la viticoltura biodinamica, perché la conosco poco, e quindi la castroneria è in agguato, al limite guardatevi il <a href="http://www.rudolfsteiner.it/">sito italiano </a>di Rudolf Steiner, colui che codificò la biodinamica, per avere notizie precise: se credete all&#8217;influenza delle varie forze naturali e cosmiche sulla vita animale e vegetale, allora qui c&#8217;è da divertirsi.<br />
Monsieur Jestin, con l&#8217;ausilio di prove ed esperienze, dice che la viticoltura biodinamica dà grandi risultati, mentre per la vinificazione e tecniche di cantina la sperimentazione è ancora aperta, in quanto lo Steiner non fece in tempo a dedicarcisi, e quindi si opera rispettando i suoi principi.<br />
Alla fine comunque l&#8217;esortazione ai presenti è di provare la Viticoltura Biodinamica: alla Fleury i risultati sono ottimi Champagne.<br />
Una cosa soltanto: ho ricordi del nonno e di molti vecchi contadini che non muovevano foglia nei campi se Luna e Sole non erano &#8220;come si deve&#8221;o se non era Consigliato dal &#8221; Lunario di Pojana Maggiore&#8221;, leggendario Astrologo-Contadino veneto, che tramite il suo lunario, appeso in ogni stalla e deposito agricolo, scandiva la vita contadina e le sue attività secondo la Luna ed altri astri.<br />
Vuoi vedere che i nostri nonni ascoltando Pojana Maggiore praticavano l&#8217;Agricoltura Biodinamica senza saperlo?<strong> </strong></p>
<p><strong>L&#8217;Egoismo Solidale della Franciacorta</strong><br />
Con questo semplice concetto, Mattia Vezzola, enologo gardesano della <a href="http://www.bellavistawine.it/">Bellavista</a>, una delle maggiori aziende della Franciacorta, ha superbamente riassunto uno dei motivi che hanno reso questa zona vinicola come un nuovo classico, nell&#8217;attesa di diventare sempreverde, dello spumante in Italia, anche se giustamente si arrabbiano quando si chiama spumante un Franciacorta: questa denominazione, assieme a Champagne e la spagnola Cava, può escludere dall&#8217;etichetta la dicitura vino spumante e il metodo di produzione, Franciacorta vuol dire Franciacorta e basta, e lo stesso vale, ovviamente anche per Champagne e Cava.<br />
L&#8217;Egoismo Solidale che ha portato a questo risultato, dovrebbe fare scuola anche nelle altre regioni vinicole, ma i classici interessi del quartierino tipici dell&#8217;Italietta Vinicola fanno in modo che l&#8217;insegnamento bresciano resti quasi una parola al vento, anche se fortunatamente non sempre è così: abbiamo l&#8217;esempio della DOC Breganze e della DOCG Montefalco Sagrantino che si stanno muovendo allo stesso modo, con una sola differenza, che i Bresciani lo fanno meglio.</p>
<p><strong>Come Montefalco Sagrantino è diventato un classico</strong><br />
L&#8217;intervento di Marco Caprai, dell&#8217;omonima <a href="http://www.arnaldocaprai.it/">azienda</a>, con un breve excursus, ha spiegato come pochi ma volenterosi viticoltori di Montefalco, abbiano recuperato il vitigno Sagrantino, e nonostante i pareri contrari dei &#8220;soloni&#8221; locali, siano riusciti, cavalcando il concetto di vino di nicchia di qualità e di produzione inferiore alla domanda, a creare un nuovo classico.</p>
<p><strong>Amarone: le nuove fascette ne faranno un classico?<br />
</strong>Su quanto detto al convegno sull&#8217;Amarone non posso riportarvi alcunché, essendomi perso gli interventi di Severino Barzan della <a href="http://bottegavini.it/">Bottega del Vino</a>, tempio del vino in Verona e nel mondo, e di Emilio Pedron, AD dell Gruppo Italiano Vini e fino a poco fa, presidente del Consorzio Vini della Valpolicella, se non che di sicuro è trendy e tira, vedi anche il <a href="http://www.wineplanet.it/index.php/2008/02/04/anteprima-amarone-2004-2/">mio articolo</a>, e che a Villa Quaranta giocava in casa.<br />
Quello che invece è interessante, invece, è l&#8217;assemblea del Consorzio Vini della Valpolicella, che nello stesso pomeriggio ha deliberato l&#8217;ormai mitica e più volte annunciata fascetta di stato per i vini della Valpolicella ottenuti da uve appassite, ovvero Recioto e Amarone, e atta a garantirne la tipicità e la qualità.<br />
Ma quello che mi chiedo: a cosa serve la nuova fascetta?<br />
Non è quella della di una volta della DOC, e nemmeno quella DOCG, e Dio ce ne scampi, visto che in Veneto la DOCG porta sfortuna, e vedi il caso Brunello, non salvaguarda nulla.<br />
Poi col discutibile disciplinare della Valpolicella, che permette l&#8217;imbottigliamento dei suoi vini anche fuori zona DOC, non salvaguarda nemmeno gli ignari consumatori stranieri, visto che mi sembra di capire che la fascetta sia solo per i vini venduti in Italia.<br />
Poi la fascettatura sarà obbligatoria non da una determinata vendemmia, ma per gli imbottigliamenti fatti dal 1 luglio 2008, e non è chiara la posizione delle bottiglie di quelle aziende che hanno già imbottigliato Amarone e Recioto, che lo stanno giustamente affinando in bottiglia prima di etichettarlo e commercializzarlo e che corrono il rischio di  ritrovarsi con Amarone e Recioto di &#8220;serie B&#8221; perché senza fascetta.<br />
Sempre il disciplinare che dal 2003, ovvero dai vini in commercio dallo scorso anno, permette l&#8217;uso dei soliti vitigni gramigna cabernetmerlotsirah nella stessa percentuale dei veri vitigni veronesi come molinara e oseleta, che tipicità garantisce ai consumatori, quando storicamente i vini della Valpolicella sono sempre stati a base di uve corvina, rondinella, molinara e altre varietà realmente autoctone?<br />
Insomma, forse sono ignorante nel senso che ignoro lo scopo della fascetta, che non è ne DOC ne DOCG, visto che nei punti citati non vedo alcuna salvaguardia per il consumatore straniero, che si vede spesso e volentieri proporre Amaroni al prezzo di un Valpolicella Superiore, ovvero casi simili al Parmesan, alla Mozzarella della Campana o della Pommarola cinese, e quanto all&#8217;italiano sa benissimo leggere l&#8217;etichetta.<br />
E le tipologie Valpolicella, Valpolicella Superiore e Ripasso sono figlie di nessuno, visto che la &#8220;garanzia&#8221; è rivolta principalmente all&#8217; Amarone e al Recioto?<br />
Insomma, questa fascetta qualcuno me la spieghi.</p>
<p>Detto questo per adesso vi saluto.</p>
<p>Max Pigiamino Perbellini</p>
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		<title>Veline, Veleni e Vinitaly parte prima</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 20:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni]]></category>
		<category><![CDATA[brunello]]></category>
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		<category><![CDATA[vendemmia sicura]]></category>
		<category><![CDATA[Vinitaly]]></category>

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		<description><![CDATA[Vediamo di analizzare tutto quello che è saltato fuori dall&#8217;ultimo Vinitaly. Cominciamo con le cose brutte, ovvero l&#8217;operazione &#8220;Vendemmia Sicura&#8221;, Brunellopoli e Velenitaly. Vendemmia Sicura L&#8217;operazione &#8220;Vendemmia Sicura&#8221;, è sicuramente quella che ha fatto più scalpore, anche perché giocata sull&#8217;enfasi data dalla tristissima vicenda del Vino al Metanolo degli anni &#8217;80, ma trattasi, fortunatamente, di altra cosa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vediamo di analizzare tutto quello che è saltato fuori dall&#8217;ultimo Vinitaly. Cominciamo con le cose brutte, ovvero l&#8217;operazione &#8220;Vendemmia Sicura&#8221;, Brunellopoli e Velenitaly.</p>
<p><span id="more-101"></span><strong>Vendemmia Sicura</strong><br />
L&#8217;operazione &#8220;Vendemmia Sicura&#8221;, è sicuramente quella che ha fatto più scalpore, anche perché giocata sull&#8217;enfasi data dalla tristissima vicenda del Vino al Metanolo degli anni &#8217;80, ma trattasi, fortunatamente, di altra cosa.<br />
Le indagini sono ancora in corso, ma sembra, e sottolineo sembra, si tratti solo di &#8220;vino corretto&#8221;, ovvero bevanda ottenuta con l&#8217;aggiunta di vari zuccheri vegetali e altre sostanze: ovvero nulla di pericoloso per la salute, ma solo il classico &#8220;vino fatto col bastone&#8221;, per dirla alla Veronese.<br />
Insomma, sembrerebbe l&#8217;ennesimo caso di truffa alimentare in cui si vende un prodotto per un altro: succede più spesso di quanto si creda anche in altri settori dell&#8217;agroalimentare, e le nostre leggi sono abbastanza lasche e carenti in materia, anche se qualcosa sta cambiando.<br />
L&#8217;importante però è che non ci sono pericoli per la salute, per dirne una, in molti paesi europei lo zuccheraggio dei vini è legale, così come i vari liqueur de tirage e d&#8217;expedition, che sono ingredienti necessari nella preparazione di Vini Spumanti nonché croce vanto e delizia degli appassionati di bollicine, sono sempre sciroppi ad alto contenuto di zucchero.<br />
Comunque maggiori notizie dal Dinamico Duo Lizzy-Giampiero, che sui rispettivi siti <a href="http://www.tigulliovino.it/vinopigro/">Vinopigro</a> e <a href="http://www.aristide.biz/">Aristide</a> hanno fatto ottime indagini sull&#8217;argomento, nell&#8217;attesa di ulteriori sviluppi e risultati delle varie inchieste.</p>
<p><strong>Brunellopoli</strong><br />
Qui si tratta di un altro paio di maniche, perchè non si parla di vini a basso costo come in Vendemmia Sicura, ma di uno dei vini più famosi e cari al mondo.<br />
Un mio piccolo e personale omaggio al Brunello l&#8217;ho fatto in questo <a href="http://www.wineplanet.it/index.php/2008/04/10/il-brunello-e-di-moda-viva-il-brunello-che-non-la-segue/">articolo</a>, e avrei poco da aggiungere: ma purtroppo sono cose che non fanno piacere.<br />
Trattasi della deplorevole omertà e del voler insabbiare a tutti i costi la vicenda da parte del Consorzio Stesso del Brunello di Montalcino, ovvero colui che è stato per primo &#8220;truffato&#8221; in realta fà orecchie da mercante: sul <a href="http://www.consorziobrunellodimontalcino.it/">sito istituzionale</a> nemmeno un accenno alla vicenda, e come riportato in varie occasioni negli ultimi quindici giorni da Franco Ziliani sul <a href="http://vinoalvino.org/">suo sito</a>, a Montalcino non si muove foglia.<br />
Forse sarà per il fatto che le aziende sospettate sono le più potenti e che da sole commercializzano gran parte del Brunello, e che una loro caduta trascinerebbe nel gorgo anche le aziende serie di Montalcino, forse sarà il fatto che i Supertuscan a base di vitigni internazionali non hanno più il fascino e le vendite di una volta, e allora bisogna appellarsi ad un nome toscano famoso, forse perchè nel 2007 il vino dell&#8217;anno di una famosissima rivista americana è stato un Brunello ma poco Brunello, rispetto al classico, ma dalle caratteristiche molto vicine ai gusti dei curatori di detta rivista, forse chissa quali altri motivi, ma questi silenzi non mi dicono nulla di buono.<br />
Magari i produttori seri sono talmente Signori da non voler sporcarsi la bocca commentando  simili abominii, e rispetto questa scelta (vedi il commento del Sig. Carlo Vittori dell&#8217;azienda <a href="http://www.molinosantantimo.com/">Molino di Sant&#8217;Antimo</a> nel mio <a href="http://www.wineplanet.it/index.php/2008/04/10/il-brunello-e-di-moda-viva-il-brunello-che-non-la-segue/">articolo precedente</a>), ma credo che la maggior parte degli appassionati avrebe gradito una presa di posizione ufficiale a favore delle persone serie.<br />
Concludo per adesso l&#8217;argomento Brunello consigliando i miei fedeli lettori di fidarsi solo dei propri sensi quando si ha a che fare con il Brunello, sapendo che non è un Vino facile, spesso è Scontroso, Maschio e Burbero, ma è buono e famoso apposta per queste sue caratteristiche, e se invece se volete un Dandy Metrosexual Leccatino e Firmatino che certe &#8220;Sirene d&#8217;Oltreoceano&#8221; e i beoti seguaci italiani vogliono imporci , sappiate che questo ibrido MAI potrà chiamarsi Brunello.</p>
<p><strong>Velenitaly</strong><br />
Noi Italiani siamo sempre come Tafazzi, il mitico wrestler che si martella i cosidetti con una bottiglia.<br />
Vedi il caso Velenitaly, ovvero la copertina e gli pseudoscoop della rivista l&#8217;Espresso, inerenti i due argomenti citati sopra e uscito proprio il giorno del Vinitaly.<br />
Il ridicolo è che per fare il botto, la rivista in questione ha corso troppo e ha dato notizie poco veritiere o con poco fondamento: perchè dico questo, lo dico per il semplice fatto che lo stesso gruppo editoriale pubblica anche una delle guide vinicole più importanti, <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Profondo-Rosso/1807775">I Vini d&#8217;Italia</a>.<br />
Il direttore della rivista avrebbe potuto almeno informarsi presso i curatori della guida per avere notizie più precise, essendo essi ben introdotti nell&#8217;ambiente, o almeno fatto loro correggere le bozze degli articoli incriminati, invece niente di tutto ciò.<br />
Sembra che il sig. Vizzari, direttore della suddetta guida sia caduto dalle nuvole, e che molte aziende, dopo Velenitaly, non spediranno i loro vini a I Vini d&#8217;Italia.<br />
Continuiamo a fare come Tafazzi e alla prossima puntata.<br />
Max Pigiamino Perbellini</p>
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		<title>Alcune considerazioni sulla Guida delle Guide 2008</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 18:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Guide]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella che segue vuole essere uno spunto di riflessione, magari da condividere e discutere con voi, miei cari lettori. Parliamo di Guide dei Vini. Quello su cui voglio discutere non è il sistema, le modalità di approvvigionamento dei vini e dei giudizi che esse danno, ma sulle differenze che ci sono sui cosiddetti &#8220;Vini d’Eccellenza&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella che segue vuole essere uno spunto di riflessione, magari da condividere e discutere con voi, miei cari lettori.<br />
Parliamo di Guide dei Vini.<br />
Quello su cui voglio discutere non è il sistema, le modalità di approvvigionamento dei vini e dei giudizi che esse danno, ma sulle differenze che ci sono sui cosiddetti &#8220;Vini d’Eccellenza&#8221;.<br />
La rivista Civiltà del Bere pubblica ogni anno, sul numero in edicola a Febbraio, un interessantissimo resoconto, la Guida delle Guide dei Vini 2008, in cui analizza ed elabora i dati numerici riferiti alle valutazioni dei vini dell’eccellenza, ovvero che hanno ricevuto il massimo dei voti dalle Guide in oggetto.</p>
<p><span id="more-78"></span>Le Guide che sono state prese in considerazione sono cinque:</p>
<ul>
<li> Duemilavini edita da <a href="http://www.bibenda.it/duemilavini.php">Bibenda Editore-A.I.S.</a> voto dell’eccellenza Cinque Grappoli dato a  309 vini.</li>
<li>I Vini d’Italia edita dall’<a href="http://espresso.repubblica.it/guide">Espresso </a>voto dell’eccellenza Cinque Bottiglie dato a 159 vini.</li>
<li>Vini d’Italia edita da <a href="http://www.gamberorosso.it/portale/Homepage/libri">Gambero Rosso-Slow Food </a>voto d’eccellenza Tre Bicchieri dato  a 305 vini.</li>
<li>Annuario Migliori Vini Italiani edito da <a href="http://www.edizioni.lucamaroni.com/Edizioni.html">Luca Maroni-LM Edizioni </a>voto dell’eccellenza Vino Frutto con punteggio superiore a 84/100 dati a 852 vini.</li>
<li>I Vini di Veronelli edita da <a href="http://www.veronelli.com/Pubblicazioni/Cat4/Notizie/News18">Veronelli Editore </a>voto dell’eccellenza Tre Stelle dato a 502  vini.</li>
</ul>
<p>Non voglio assolutamente riassumere le 33 pagine di elenchi e statistiche ottimamente stilate ed elaborate da Civiltà del Bere, ma soffermarmi su un solo punto, il più emblematico: secondo voi, su tutti questi vini premiati con l’Eccellenza, che assommano in totale a 1640, quanti sono stati quelli premiati col massimo delle valutazione da tutte e cinque le Guide?<br />
Pensateci un’attimo e sparate una cifra tic tac tic tac tic tac fatto?<br />
Sono solo 5 i vini premiati da tutte e cinque (lo 0,30 % del totale), sono 27 quelli premiati da almeno 4 Guide (1,65 % del totale), 82 da almeno 3 Guide (5,0 % del totale), 221 da almeno 2 Guide (13,48 % del totale), 797 da una sola Guida (67,83% del totale).<br />
Grande è la confusione sopra e sotto il cielo, insomma, per conto mio sono pochini, e sono cifre che fanno riflettere, e molto: capisco, anzi ne sono da sempre convinto assertore, che i gusti di ogni persona sono assolutamente unici, e al limite si può parlare di affinità gustative con l’amico o quel particolare Degustatore-Giornalista, ma un’eccellenza enologica deve essere tale per tutti, soprattutto quando si parla di Professionisti del Gusto che compilano queste Guide, ma quando solo 5 vini su 1604, lo 0.30 % sul totale dei vini,  mettono d&#8217;accordo tutti, è  indice di qualcosa che non quadra.<br />
Possibile che solo 5 Vini siano risultati eccellenti per tutti?<br />
Possibile che tra i 5 vini, ben tre siano a base di vitigni internazionali (uno DOC e due Igt), e solo un Doc e un Igt da autoctoni?<br />
Possibile che non sia stato possibile trovare una delle eccellenze italiane che abbia messo d’accordo tutti, tipo un Barolo, un Barbaresco, un Brunello, un Amarone, o al limite uno degli eccelsi spumanti Trento DOC o Franciacorta DOCG?<br />
Facendo esempi, se parlo (per non dimenticarmi delle mie care amiche lettrici) di Uomini, per una il tipo ideale avrà il fascino latino di un Antonio Banderas, l’altra sarà sedotta dal fascino canagliesco di un Johnny Deep, un’altra ancora stravedrà per il fisico divino di un Roberto Bolle, ma se George Clooney le chiedesse in sposa state sicuri che non rifiuteranno affatto: possibile che non succeda lo stesso con i vini?<br />
Se parliamo, restando nell’ambito enogastronomico, di salumi, di formaggi, di olii e di prodotti della nostra splendida tradizione, state sicuri che un ottimo Culatello di Zibello, un olio del Garda, un Bitto della Valtellina o un Tartufo d’Alba, qualunque siano i gusti, questi mettono assolutamente d’accordo tutti, e non mi metto a disquisire sui vari Cuochi, Ristoranti e Cucine.<br />
Se capita a me, umile appassionato con gusti abbastanza talebani sui vitigni autoctoni italiani e sulla loro tradizione, di riconoscere il valore assoluto di vini fatti in Italia da vitigni internazionali o di esperimenti e uvaggi strani di autoctoni al di fuori dalla tradizione della loro terra, possibile che un professionista non sappia giudicare con &#8220;Non è il mio genere, ma è buonissimo e merita il massimo dei voti?&#8221;.<br />
Sarà per questo che per adesso l’unica Guida con cui vado d’accordo sia <a href="http://www.vinibuoni.it/home.php">Vini Buoni d’Italia</a>, che almeno considera solo i vini da autoctoni, boccia l’uso eccessivo del legno in stile drogheria-dado da brodo e sulle eccellenze almeno i vari degustatori sono quasi sempre d’accordo?<br />
Comunque i vini che hanno messo d’accordo tutte e 5 le Guide sono:</p>
<ul>
<li> Terra di Lavoro Igt Roccamonfina Rosso 2005 della <a href="http://www.vinocampania.it/Servizi/azienda.asp?idItem=186">Galardi</a></li>
<li>Castel Giovannelli Serenade Goldmuskateller Alto Adige DOC Passito 2004 della <a href="http://www.kellereikaltern.com/">Kellerei Kaltern</a></li>
<li>Montevetrano Igt Colli di Salerno Rosso 2005 della <a href="http://www.montevetrano.it/">Montevetrano</a></li>
<li>Sassicaia Bolgheri Sassicaia DOC 2004 della <a href="http://www.sassicaia.com/lang2.html">Tenuta San Guido</a></li>
<li>San Leonardo Igt Vigneti delle Dolomiti Rosso 2003 della <a href="http://www.sanleonardo.it/">Tenuta San Leonardo</a></li>
</ul>
<p>Insomma, c’e qualche motivo di riflessione e discussione sullo spunto che ho appena sottoposto alla vostra cortese attenzione?<br />
A presto, attendo i vostri graditi contributi a questo mio scritto e chiedo scusa alle mie lettrici se ho citato soltanto quattro prove dell’Esistenza di Dio.</p>
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