<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>wineplanet.it &#187; Storia</title>
	<atom:link href="http://www.wineplanet.it/category/storia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.wineplanet.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 02 Mar 2011 17:55:42 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.5</generator>
		<item>
		<title>Mio Nonno era un Genio</title>
		<link>http://www.wineplanet.it/considerazioni/mio-nonno-era-un-genio/</link>
		<comments>http://www.wineplanet.it/considerazioni/mio-nonno-era-un-genio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 20:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[nonno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wineplanet.it/?p=510</guid>
		<description><![CDATA[Cento Anni fà nasceva mio Nonno Silvio. Come tutti quelli della sua generazione ha fatto una vita dura, passando per due guerre e tutti gli annessi. Insomma, è stato un grande Uomo, ma è stato anche il Peggior Viticultore di cui abbia notizia. Questi sono i miei ricordi del Nonno Vignaiolo&#8230; Quando si và a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cento Anni fà nasceva mio Nonno Silvio.<br />
Come tutti quelli della sua generazione ha fatto una vita dura, passando per due guerre e tutti gli annessi.<br />
Insomma, è stato un grande Uomo, ma è stato anche il Peggior Viticultore di cui abbia notizia.<br />
Questi sono i miei ricordi del Nonno Vignaiolo&#8230;</p>
<p><span id="more-510"></span><br />
Quando si và a visitare una cantina, o si parla con un produttore di vini, tutti rimangono a bocca aperta e rapiti dai suoi racconti delle tradizioni Vitivinicole della sua famiglia: tipo  il castello con annessa tenuta lo vinse alle carte mio bisnonno, il mio nonno era semplice ragazzo di campagna, ma essendo fidanzato con la figlia del vignaiolo cominciò la carriera vinicola,  papà mi faceva sempre pulire le botti perchè ero piccolo e riuscivo ad entrarci e via discorrendo…..<br />
Al chè ti prende sempre un po’ di sconforto, in quanto da semplice figlio di Operai (o Medici, Insegnanti, Commercianti ecc. ecc. ), sai che l’orto di casa, falciare il prato e  il concimar gerani sono le uniche pratiche agricole di cui puoi vantarsi la tua famiglia, altro che Botti ,Tenute e Cantine Settecentesche…<br />
Tutto questo stava per succedere anche a me, quando mi sono ricordato che oltre alle falciate di prato e le vangate dell’orto della mia adolescenza, dalla mia infanzia sono scaturiti dei ricordi enologici!!!!<br />
Ma non è dei pomeriggi passati a travasare in bottiglioni da damigiane,  a girar di manovella la Mostarola e a spingere e tirare sul Torchio presso la vigna di un carissimo amico, ma proprio di un ricordo di tradizione vinicola familiare che, a dire il vero, avevo volontariamente rimosso.<br />
Nonno Silvio era carrettiere, e all’età della pensione, da bravo uomo di terra, si tenne la sua cavallina con annesso carretto e bardature e  aveva un “Brol”, che in veronese significa “ Piccolo Appezzamento di Terra Circondato da un Muro”, quello che i francesi chiamano &#8220;clos&#8221;: questo super orto di circa 4 campi ( poco piu’ di un ettaro) era circondato da due filari di vigna a pergola!<br />
Qui dalle nostre parti, come credo in altri luoghi, si consumava molto più vino che adesso, sia pasteggiando sia come semplice bevanda, e ogni casa di campagna che si rispetti, anche se non era in zona di pregio vitivinicolo, aveva, oltre all’orto, anche la sua bella piccola vigna, così oltre che ad insalata, pomodori e zucchini, ogni famiglia si produceva il vino quotidiano!<br />
Ovviamente il più delle volte si trattava di vini semplici, dagli uvaggi più disparati, vinificati in qualche modo, e spesso e volentieri i vini risultanti erano cosiddetti di  “nicchia”, ovvero un eufemismo per dire che  “piacevano solo a chi li faceva”!!!<br />
Poteva con queste premesse Nonno Silvio, col Brol situato dieci km a sud della Valpolicella Zona Est e a quindici da Soave, trarre vini di pregio?<br />
Ma certo che no!<br />
Si dà il caso che, nonostante le uve fossero discrete per ottenere un passabile vino da pasto, il buon Nonno Silvio era amante delle pratiche di cantina, ovvero adorava le sue BOTTI!!!<br />
Ma ogni Vignaiolo degno di questo nome adora le sue botti, direte voi, il tre quarti delle Tradizioni di cui parlavo sopra riguardano le botti, dico io.<br />
Ma non erano le botti di Nonno Silvio!!!!<br />
Se non ricordo male, aveva tre botti e due “vesoti”,che poi sarebbero delle mastelle in legno ad uso tino, ed erano questi ultimi i suoi preferiti.<br />
Le botti non le usava più, i suoi non erano vini da invecchiamento, non ne produceva molto, ed essendo, ovviamente il suo un classico “Vino di Nicchia”, da unico produttore-cliente-consumatore, ogni produzione annuale gli bastava, e ne avanzava sempre un paio di damigiane.<br />
Ma quì arriva la genialità del nonno, i due vesoti: dire che erano marci è fare complimenti, ed usandoli sempre e soprattutto  (e guai a toccarglieli) per la Vinificazione-Fermentazione potete capire che TostatureVanigliatureTanniniColori  prendeva il vino, che detto per inciso proveniva da uve bianche!<br />
E quando un anno  per sbaglio, avendo i vesoti fuori uso, nel senso che le cerchiature stavano cedendo e non si fece in tempo a ripararle (questa la mia scusa al ritorno dal saldatore a cui le avevo portate, cercando di sabotarlo&#8230;), vinificò decentemente in damigiana, ma per non far perdere alla nuova produzione così atipica  il Terroir e le Vanigliature delle annate precedenti, pensò bene di miscelarla col vino avanzato dell’annata precedente!!!<br />
Bene, dopo trent’anni ho ancora nel naso e nella bocca quel odore e sapore di vino di legno marcio!!!<br />
Forse sarà per questo trauma infantile che sono diventato praticamente astemio per venticinque anni, e che  i cosiddetti  vini del Falegname, Gran Cru’ Mastro Geppetto e  Barricature Integrative Varie (B.I.V.)  mi sono entrati in odio!!!<br />
Poi ho scoperto recentemente, grazie alla mia cultura vinicola che và affinandosi:<br />
1) che il Brol del Nonno adesso sarebbe in zona del Vino Arcole DOC, e ovviamente l’Arcole e’ un vino a Base di Merlot e Cabernet vari!<br />
2) Quello che mi fà  arrabbiare e’ il fatto che molti, ultimamente, si sono fatti fama e gran fortune usando e migliorando le Tecniche di Cantina di Nonno Silvio, e anche ha precorso i tempi insegnando ai suoi concittadini come trattare in cantina le uve da vitigni internazionali della futura DOC.<br />
3)Per non parlare poi dei suoi discorsi sulle Lune, gli Astri e altre influenze terrestri-planetarie da considerare durante la viticoltura, insomma, anche senza sapere chi fosse Rudolf Steiner (vedi <a href="http://www.rudolfsteiner.it/">Qui</a>), ne applicava con convinzione alcuni dei suoi principi&#8230;<br />
4) Un grandissimo enologo veronese, per la sua nuova avventura vinicola in proprio (<a href="http://www.icampi.it">questa</a>) ha piantato il suo vigneto sul terroir dei suoi sogni, ma che era in passato una cava in altura di marna, da cui veniva prodotto il cemento che il Nonno Silvio Carrettiere andava a trasportare&#8230;<br />
Insomma, Nonno Silvio era un Genio enologico Incompreso, e sono fiero di portare il suo nome!!!!<br />
Max Silvio Pigiamino Perbellini</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.wineplanet.it/considerazioni/mio-nonno-era-un-genio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli Amaroni Di San Briccio, impressioni di settembre</title>
		<link>http://www.wineplanet.it/eventi/gli-amaroni-di-san-briccio-impressioni-di-settembre/</link>
		<comments>http://www.wineplanet.it/eventi/gli-amaroni-di-san-briccio-impressioni-di-settembre/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 20:11:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[amarone]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[valpolicella]]></category>
		<category><![CDATA[verona]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wineplanet.it/?p=141</guid>
		<description><![CDATA[Come promesso nel mio precedente articolo in cui annunciavo l&#8217;evento degli Amaroni a Coppie di San Briccio, ecco le mie impressioni di questa mitica degustazione fatta in una caldissima giornata di inizio settembre. Nella splendida cornice di Villa Verità-Fraccaroli a Lavagno (VR), si è svolta questa splendida verticale di Amaroni prodotti da quattro aziende di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come promesso nel  mio precedente <a href="http://www.wineplanet.it/2008/08/amarone-a-coppiele-migliori-annate-di-san-briccio/">articolo</a> in cui annunciavo l&#8217;evento degli Amaroni a Coppie di San Briccio, ecco le mie impressioni di questa mitica degustazione fatta in una caldissima giornata di inizio settembre.</p>
<p><span id="more-141"></span>Nella splendida cornice di Villa Verità-Fraccaroli a Lavagno (VR), si è svolta questa splendida verticale di Amaroni prodotti da quattro aziende di San Briccio, in annate che partivano dal 2004 per arrivare al 1997.<br />
San Briccio, paese posto nella Valle di Mezzane, fa parte di quella zona vinicola detta, con una bruttissima parola &#8220;Valpolicella Allargata&#8221;.<br />
Per spiegare questa brutta parola torniamo alla recente storia della Valpolicella e del suo vino più famoso: l&#8217;Amarone, per l&#8217;appunto.<br />
Tanto si è discusso sulla nascita dell&#8217;Amarone, soprattutto a livello di date, visto che ormai è assodato che è nato da un&#8217;evoluzione di quello che è sempre stato (e sempre sarà per molti appassionati, tra cui il sottoscritto) il Re dei Vini della Valpolcella, Sua Maestà il Recioto, ovvero il vino dolce ottenuto vinificando le uve rosse appassite tipiche della Valpolicella, dolcezza ottenuta bloccandone la fermentazione per ottenere un buon residuo zuccherino: dolcezza che, completando la fermentazione ed esaurendo tutti gli zuccheri, sparirà e come risultato otterremo l&#8217;Amarone.<br />
Solo che il &#8220;Recioto Evoluto&#8221;, nominato in un editto del &#8217;700 citato dal padrone di casa,<br />
Sig. Fraccaroli, ha sì storia antica, ma solo recente notorietà: si parla di Amarone, anzi, di Recioto tipo Amarone, solo dai primi anni &#8217;60, e il successivo successo di pubblico degli ultimi anni, ne ha fatto diventare uno dei quattro vini più famosi dell&#8217;Italia enologica, assieme alle tre B, ovvero Barbaresco, Barolo e Brunello.<br />
Tale successo, per motivi, diciamo &#8220;politici&#8221;, ha &#8220;costretto&#8221; ad allargare, negli anni &#8217;90, la zona di produzione della Valpolicella e dell&#8217;Amarone anche alle valli all&#8217;Est della zona storica o Classica: la Valpantena e le valli di Mezzane ed Illasi.<br />
Qui le uve tipiche della Valpolicella sono da sempre coltivate, ma il bello è che quella che doveva essere solo una &#8220;zona politica&#8221;, alla fine si è rivelata una vera e propria miniera di Cru ed ottime piccole cantine: da Cenerentola la Zona Est (ormai guai a chiamarla Allargata, vi guarderanno male come quando date dello Spumante al Franciacorta..) ormai esprime dei veri e propri riferimenti nel campo degli Amaroni.<br />
Le caratteristiche marne e rocce basaltiche della Zona Est, assieme alla pratica di  tecniche di coltivazione viticole diverse dalla classica Pergola Veronese, stanno esprimendo riferimenti assoluti nel campo dell&#8217;Amarone.<br />
Due di questi riferimenti li abbiamo degutati ad Amarone a Coppie, e senza dubbio alcuno sia Roccolo Grassi  che la Tenuta Sant&#8217;Antonio (<a href="http://www.tenutasantantonio.it/">il sito</a>) lo sono diventati, e nonostante siano di storia recente, nella realtà sono le nuove forze di due aziende storiche della zona.<br />
Poi erano in degustazione l&#8217;azienda Grotta del Ninfeo (<a href="http://www.grottadelninfeo.it">il sito</a>), altra storica azienda, che però si è affacciata nel mondo dell&#8217;Amarone solo da poco, ovvero il primo millesimo in commercio è stato il 2002, e infine Ernesto Ruffo (<a href="http://www.ruffovini.com/">il sito</a>), che si definisce l&#8217;Artigiano del Vino, ma qualcuno più che un&#8217; artigiano lo ha paragonato ad un artista del calibro di Benvenuto Cellini, comunque un viticoltore per passione.<br />
Veniamo alla fredda cronaca delle mie brevi impressioni di degustazione:</p>
<p><strong>Amarone della Valpolicella DOC 2004 Grotta del Ninfeo</strong><br />
Al naso principalmente la marasca e varie spezie come pepe verde e cannella, e anche una leggera liquirizia.<br />
Discreta acidità, tannini rotondi ma non molto lungo, manca in bocca quanto promesso al naso, ma si presenta comunque elegante e beverino.<br />
Essendo giovane è ancora slegato, ma rispetto alle precedenti degustazioni di qualche mese fà, col tempo è migliorato e ancora migliorerà.</p>
<p><strong>Amarone della Valpolicella DOC 2003 Roccolo Grassi</strong><br />
Al naso ciliegia matura, speziatura, tabacco e mineralità.In bocca buona acidità, la mineralità si ripresenta, buona alcolicità, e alcune aromaticità da legno un pelo invadenti per i miei gusti, ma che a molti risultaranno perfette.<br />
Da un annata difficile come il &#8217;03 si viene colpiti dalla sua freschezza: allo stato attuale non è Amarone da meditazione, ma più da abbinamento, e ciò sia considerato un complimento.</p>
<p><strong>Amarone della Valpolicella DOC 2002 Grotta del Ninfeo</strong><br />
Al naso sia marasca che ciliegia, spezie, pepe e leggero tabacco.<br />
Buona acidità e mineralità, liquirizia e alcol leggermente prevalente, ma rotondo e beverino.<br />
Nell&#8217;altra annata difficile degli anni 2000, la zona est ha comunque dato buoni risultati, è questo il primo Amarone messo in commercio dall&#8217;Azienda.</p>
<p><strong>Amarone della Valpolicella DOC 2001 Ernesto Ruffo</strong><br />
Vinoso, ciliegia fresca, leggero tabacco e spezie come pepe bianco e chiodo di garofano, minerali.<br />
Buona acidità, tannino elevato ma da uva e non da legno, vinoso anche in bocca e soprattutto buono e beverino e con ancora molta molta vita davanti, in cui non potrà che affinarsi e migliorare.</p>
<p><strong>Amarone della Valpolicella DOC 2000 Campo dei Gigli Tenuta Sant&#8217;Antonio</strong><br />
Minerale e quasi leggermente floreale e salino, mentolato e marasca.<br />
Buona acidità e mineralità, ancora fresco  e addirittura leggermente slegato, nel senso che è ancora fin troppo giovane.</p>
<p><strong>Amarone della Valpolicella DOC 1999 Campo dei Gigli Tenuta Sant&#8217;Antonio</strong><br />
Le caratteristiche del fratellino del 2000 le ritrovo tutte, ma è leggermente più acido, minerale e tannico: in parole povere lo diresti addirittuta più giovane.</p>
<p><strong>Amarone della Valpolicella DOC 1998 Roccolo Grassi</strong><br />
Subito balsamico al naso, confettura di prugne, leggera speziatura, tabacco e liquirizia.<br />
In bocca buona acidità, rotondo, tannini morbidi e non si sente quasi l&#8217;alcool, liquirizia e cacao e ottima bevibilità: da meditazione.</p>
<p><strong>Amarone della Valpolicella DOC 1997 Ernesto Ruffo</strong><br />
Che spettacolo: al naso menta, china, agrumi canditi, erbe officinali.<br />
In bocca china, erbe officinali, rotondo, caldo e non dimostra affatto i suoi 17 gradi alcolici: ad ogni riassaggio spunta qualcosa di nuovo.<br />
Mai mi sarei aspettato una simile evoluzione, con sentori balsamici quasi da Barolo Chinato: il Ruffo ha detto che questo Amarone gli è costato molto tempo, nel senso che lo ha dovuto affinare in botte e in vasca fino al 2004 per fargli perdere un residuo zuccherino che non voleva andarsene e finalmente imbottigliarlo!<br />
Per quanto mi riguarda su questo Amarone tarerò le mie papille per i futuri assaggi.</p>
<p>Quali sono le mie impressioni di Settembre?<br />
La prima il ringraziare chi ha reso possibile il tutto, ovvero la famiglia Fraccaroli dell&#8217;azienda Grotta del Ninfeo per l&#8217;ospitalità, Bernardo Pasquali di <a href="http://www.acinoparlante.it">Acino Parlante </a>e responsabile per il Veneto della guida <a href="http://www.vinibuoni.it/home.php">Vini Buoni d&#8217;Italia </a>( clicca sui nomi per i rispettivi siti) che ha organizzato, l&#8217;Associazione San Briccio In Festa per la collaborazione e l&#8217;Associazione Italiana Sommellier sezione di Verona per l&#8217;impeccabile servizio.<br />
La seconda che l&#8217;Amarone deve affinare, ancora affinare e solo affinare, alla faccia di quelli che i vini li vogliono giovani: la mia esperienza di Amaroni è poca cosa, prima di questa verticale ero arrivato ad assaggiare il 2000 e in cantina ho un &#8217;98, e a sentire tutti i produttori presenti, l&#8217;Amarone ha un affinamento nel tempo diverso dagli altri grandi vini rossi: mediamente questi dopo anni raggiungono il loro apice, e subito dopo una costante decadenza, mentre l&#8217;Amarone il suo apice lo può mantenere per moltissimi anni, il problema rimane sempre il scoprire quando, ma lo imparerò.<br />
Terza è  una considerazione sugli Amaroni di San Briccio: posso solo dire che sono lunghi, ovvero hanno bisogno di un lungo affinamento, che è anche sinonimo di lunga vita, vedi il caso del Tenuta Sant&#8217;Antonio Campo dei Gigli, che infatti è difficile da capire per chi non cerca la longevità in un vino: ma lo stesso vale anche per gli altri.<br />
Quindi,per quarta ed ultima, cari amici, se comprate un Amarone, abbiate il coraggio di tenerlo in cantina, non ve ne pentirete e ringrazierete Dio Bacco.<br />
Max Pigiamino Perbellini</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.wineplanet.it/eventi/gli-amaroni-di-san-briccio-impressioni-di-settembre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Leone de Castris, Five Roses IGT</title>
		<link>http://www.wineplanet.it/cantine/leone-de-castris-five-roses/</link>
		<comments>http://www.wineplanet.it/cantine/leone-de-castris-five-roses/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 13:07:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Lombardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantine]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[leone de castris]]></category>
		<category><![CDATA[onav]]></category>
		<category><![CDATA[rosati]]></category>
		<category><![CDATA[rosato]]></category>
		<category><![CDATA[salento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wineplanet.it/?p=110</guid>
		<description><![CDATA[Leggendo l&#8217;articolo precedente di Max, mi è venuto in mente questo che è uno dei miei vini rosati preferiti scoperto durante il corso dell&#8217;ONAV: il Five Roses IGT di Leone de Castris. Oltre alle qualità proprie di questo vino, mi ha affascinato la storia della sua nascita che risale al 1943. Fu, infatti, sul finire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo l&#8217;<a href="http://www.wineplanet.it/index.php/2008/06/11/italia-in-rosa-a-moniga/">articolo precedente</a> di Max, mi è venuto in mente questo che è uno dei miei vini rosati preferiti scoperto durante il corso dell&#8217;ONAV: il <a href="http://www.leonedecastris.net/fiveroses_ita.html">Five Roses IGT</a> di Leone de Castris.</p>
<p><span id="more-110"></span></p>
<p>Oltre alle qualità proprie di questo vino, mi ha affascinato la storia della sua nascita che risale al 1943. Fu, infatti, sul finire dell’ultima guerra che il generale Charles Poletti, commissario per gli approvvigionamenti delle forza alleate e, dal 1942 al 1943, governatore dello stato di New York, chiese una grossa fornitura di vino rosato. Italiano si, ma dal nome rigorosamente americano.</p>
<p>Perché proprio Five Roses? Non lo so con esattezza, ma più concause sembrano portare a questa scelta:</p>
<ul>
<li>Nome di una contrada nel feudo di Salice Salentino, “Cinque Rose” appunto;</li>
<li>Per caso o per tradizione, la maggior parte dei conti Leone de Castris ha avuto cinque figli;</li>
<li>Il nome ricorda molto un prodotto tipico e dal nome rigorosamente americano come il bourbon Four Roses&#8230; Ammetto che questa è più una mia congettura, ma per il mio gusto personale credo sia comunque meglio averne cinque di rose invece che quattro&#8230; Che poi son pari e non va bene!</li>
</ul>
<p>Se avete altre informazioni in merito aspetto curioso, come sempre per le storie che girano intorno al vino, i vostri commenti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.wineplanet.it/cantine/leone-de-castris-five-roses/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

