Alcune considerazioni sulla Guida delle Guide 2008
Quella che segue vuole essere uno spunto di riflessione, magari da condividere e discutere con voi, miei cari lettori.
Parliamo di Guide dei Vini.
Quello su cui voglio discutere non è il sistema, le modalità di approvvigionamento dei vini e dei giudizi che esse danno, ma sulle differenze che ci sono sui cosiddetti “Vini d’Eccellenza”.
La rivista Civiltà del Bere pubblica ogni anno, sul numero in edicola a Febbraio, un interessantissimo resoconto, la Guida delle Guide dei Vini 2008, in cui analizza ed elabora i dati numerici riferiti alle valutazioni dei vini dell’eccellenza, ovvero che hanno ricevuto il massimo dei voti dalle Guide in oggetto.
Le Guide che sono state prese in considerazione sono cinque:
- Duemilavini edita da Bibenda Editore-A.I.S. voto dell’eccellenza Cinque Grappoli dato a 309 vini.
- I Vini d’Italia edita dall’Espresso voto dell’eccellenza Cinque Bottiglie dato a 159 vini.
- Vini d’Italia edita da Gambero Rosso-Slow Food voto d’eccellenza Tre Bicchieri dato a 305 vini.
- Annuario Migliori Vini Italiani edito da Luca Maroni-LM Edizioni voto dell’eccellenza Vino Frutto con punteggio superiore a 84/100 dati a 852 vini.
- I Vini di Veronelli edita da Veronelli Editore voto dell’eccellenza Tre Stelle dato a 502 vini.
Non voglio assolutamente riassumere le 33 pagine di elenchi e statistiche ottimamente stilate ed elaborate da Civiltà del Bere, ma soffermarmi su un solo punto, il più emblematico: secondo voi, su tutti questi vini premiati con l’Eccellenza, che assommano in totale a 1640, quanti sono stati quelli premiati col massimo delle valutazione da tutte e cinque le Guide?
Pensateci un’attimo e sparate una cifra tic tac tic tac tic tac fatto?
Sono solo 5 i vini premiati da tutte e cinque (lo 0,30 % del totale), sono 27 quelli premiati da almeno 4 Guide (1,65 % del totale), 82 da almeno 3 Guide (5,0 % del totale), 221 da almeno 2 Guide (13,48 % del totale), 797 da una sola Guida (67,83% del totale).
Grande è la confusione sopra e sotto il cielo, insomma, per conto mio sono pochini, e sono cifre che fanno riflettere, e molto: capisco, anzi ne sono da sempre convinto assertore, che i gusti di ogni persona sono assolutamente unici, e al limite si può parlare di affinità gustative con l’amico o quel particolare Degustatore-Giornalista, ma un’eccellenza enologica deve essere tale per tutti, soprattutto quando si parla di Professionisti del Gusto che compilano queste Guide, ma quando solo 5 vini su 1604, lo 0.30 % sul totale dei vini, mettono d’accordo tutti, è indice di qualcosa che non quadra.
Possibile che solo 5 Vini siano risultati eccellenti per tutti?
Possibile che tra i 5 vini, ben tre siano a base di vitigni internazionali (uno DOC e due Igt), e solo un Doc e un Igt da autoctoni?
Possibile che non sia stato possibile trovare una delle eccellenze italiane che abbia messo d’accordo tutti, tipo un Barolo, un Barbaresco, un Brunello, un Amarone, o al limite uno degli eccelsi spumanti Trento DOC o Franciacorta DOCG?
Facendo esempi, se parlo (per non dimenticarmi delle mie care amiche lettrici) di Uomini, per una il tipo ideale avrà il fascino latino di un Antonio Banderas, l’altra sarà sedotta dal fascino canagliesco di un Johnny Deep, un’altra ancora stravedrà per il fisico divino di un Roberto Bolle, ma se George Clooney le chiedesse in sposa state sicuri che non rifiuteranno affatto: possibile che non succeda lo stesso con i vini?
Se parliamo, restando nell’ambito enogastronomico, di salumi, di formaggi, di olii e di prodotti della nostra splendida tradizione, state sicuri che un ottimo Culatello di Zibello, un olio del Garda, un Bitto della Valtellina o un Tartufo d’Alba, qualunque siano i gusti, questi mettono assolutamente d’accordo tutti, e non mi metto a disquisire sui vari Cuochi, Ristoranti e Cucine.
Se capita a me, umile appassionato con gusti abbastanza talebani sui vitigni autoctoni italiani e sulla loro tradizione, di riconoscere il valore assoluto di vini fatti in Italia da vitigni internazionali o di esperimenti e uvaggi strani di autoctoni al di fuori dalla tradizione della loro terra, possibile che un professionista non sappia giudicare con “Non è il mio genere, ma è buonissimo e merita il massimo dei voti?”.
Sarà per questo che per adesso l’unica Guida con cui vado d’accordo sia Vini Buoni d’Italia, che almeno considera solo i vini da autoctoni, boccia l’uso eccessivo del legno in stile drogheria-dado da brodo e sulle eccellenze almeno i vari degustatori sono quasi sempre d’accordo?
Comunque i vini che hanno messo d’accordo tutte e 5 le Guide sono:
- Terra di Lavoro Igt Roccamonfina Rosso 2005 della Galardi
- Castel Giovannelli Serenade Goldmuskateller Alto Adige DOC Passito 2004 della Kellerei Kaltern
- Montevetrano Igt Colli di Salerno Rosso 2005 della Montevetrano
- Sassicaia Bolgheri Sassicaia DOC 2004 della Tenuta San Guido
- San Leonardo Igt Vigneti delle Dolomiti Rosso 2003 della Tenuta San Leonardo
Insomma, c’e qualche motivo di riflessione e discussione sullo spunto che ho appena sottoposto alla vostra cortese attenzione?
A presto, attendo i vostri graditi contributi a questo mio scritto e chiedo scusa alle mie lettrici se ho citato soltanto quattro prove dell’Esistenza di Dio.




Angelo Peretti said,
14 marzo 2008 at 09:49
Non ho letto la Guida delle Guide. Ma ne conosco qualche vecchia edizione. Magari avrei qualcosa da discutere sull’arbitrarietà di certe riduzioni ad unum delle valutazioni (come fai a confrontare grappoli e bicchieri con punteggi centesimali? Boh). Ma lasciamo stare quest’aspetto. Credo invece che andrebbero confrontate non cinque, ma quattro guide, in modo che abbiano criteri di valutazione abbastanza simili: come noto, Luca Maroni utilizza parametri del tutto diversi rispetto a quelli impiegati da Gambero-Slow, Ais, L’Espresso e Veronelli. Poi, va tenuto conto dei diversi orientamenti delle guide: Gambero-Slow e L’Espresso premiano abbastanza indifferentemente rossi e bianchi, mentre Ais sembra di solito (ma quest’anno ho notato un interessante riorientamento) propendere soprattutto per i rossi.
Massimiliano Perbellini said,
14 marzo 2008 at 12:19
Caro Angelo, è vero che il Maroni ha un sistema di punteggio tutto suo e premia solo un vino per azienda e ciò falsa un pò il conteggio statistico della Guida delle Guide, è vero che alcune Guide premiano più una tipologia di vino rispetto ad un’altra, ma è altrettanto vero che non vedo un’uniformità di vedute sulle eccellenze.
Tutto qui, ma come dici giustamente, c’è da discuterne un bel pò.
Max Pigiamino Perbellini