Mio Nonno era un Genio
Cento Anni fà nasceva mio Nonno Silvio.
Come tutti quelli della sua generazione ha fatto una vita dura, passando per due guerre e tutti gli annessi.
Insomma, è stato un grande Uomo, ma è stato anche il Peggior Viticultore di cui abbia notizia.
Questi sono i miei ricordi del Nonno Vignaiolo…
Quando si và a visitare una cantina, o si parla con un produttore di vini, tutti rimangono a bocca aperta e rapiti dai suoi racconti delle tradizioni Vitivinicole della sua famiglia: tipo il castello con annessa tenuta lo vinse alle carte mio bisnonno, il mio nonno era semplice ragazzo di campagna, ma essendo fidanzato con la figlia del vignaiolo cominciò la carriera vinicola, papà mi faceva sempre pulire le botti perchè ero piccolo e riuscivo ad entrarci e via discorrendo…..
Al chè ti prende sempre un po’ di sconforto, in quanto da semplice figlio di Operai (o Medici, Insegnanti, Commercianti ecc. ecc. ), sai che l’orto di casa, falciare il prato e il concimar gerani sono le uniche pratiche agricole di cui puoi vantarsi la tua famiglia, altro che Botti ,Tenute e Cantine Settecentesche…
Tutto questo stava per succedere anche a me, quando mi sono ricordato che oltre alle falciate di prato e le vangate dell’orto della mia adolescenza, dalla mia infanzia sono scaturiti dei ricordi enologici!!!!
Ma non è dei pomeriggi passati a travasare in bottiglioni da damigiane, a girar di manovella la Mostarola e a spingere e tirare sul Torchio presso la vigna di un carissimo amico, ma proprio di un ricordo di tradizione vinicola familiare che, a dire il vero, avevo volontariamente rimosso.
Nonno Silvio era carrettiere, e all’età della pensione, da bravo uomo di terra, si tenne la sua cavallina con annesso carretto e bardature e aveva un “Brol”, che in veronese significa “ Piccolo Appezzamento di Terra Circondato da un Muro”, quello che i francesi chiamano “clos”: questo super orto di circa 4 campi ( poco piu’ di un ettaro) era circondato da due filari di vigna a pergola!
Qui dalle nostre parti, come credo in altri luoghi, si consumava molto più vino che adesso, sia pasteggiando sia come semplice bevanda, e ogni casa di campagna che si rispetti, anche se non era in zona di pregio vitivinicolo, aveva, oltre all’orto, anche la sua bella piccola vigna, così oltre che ad insalata, pomodori e zucchini, ogni famiglia si produceva il vino quotidiano!
Ovviamente il più delle volte si trattava di vini semplici, dagli uvaggi più disparati, vinificati in qualche modo, e spesso e volentieri i vini risultanti erano cosiddetti di “nicchia”, ovvero un eufemismo per dire che “piacevano solo a chi li faceva”!!!
Poteva con queste premesse Nonno Silvio, col Brol situato dieci km a sud della Valpolicella Zona Est e a quindici da Soave, trarre vini di pregio?
Ma certo che no!
Si dà il caso che, nonostante le uve fossero discrete per ottenere un passabile vino da pasto, il buon Nonno Silvio era amante delle pratiche di cantina, ovvero adorava le sue BOTTI!!!
Ma ogni Vignaiolo degno di questo nome adora le sue botti, direte voi, il tre quarti delle Tradizioni di cui parlavo sopra riguardano le botti, dico io.
Ma non erano le botti di Nonno Silvio!!!!
Se non ricordo male, aveva tre botti e due “vesoti”,che poi sarebbero delle mastelle in legno ad uso tino, ed erano questi ultimi i suoi preferiti.
Le botti non le usava più, i suoi non erano vini da invecchiamento, non ne produceva molto, ed essendo, ovviamente il suo un classico “Vino di Nicchia”, da unico produttore-cliente-consumatore, ogni produzione annuale gli bastava, e ne avanzava sempre un paio di damigiane.
Ma quì arriva la genialità del nonno, i due vesoti: dire che erano marci è fare complimenti, ed usandoli sempre e soprattutto (e guai a toccarglieli) per la Vinificazione-Fermentazione potete capire che TostatureVanigliatureTanniniColori prendeva il vino, che detto per inciso proveniva da uve bianche!
E quando un anno per sbaglio, avendo i vesoti fuori uso, nel senso che le cerchiature stavano cedendo e non si fece in tempo a ripararle (questa la mia scusa al ritorno dal saldatore a cui le avevo portate, cercando di sabotarlo…), vinificò decentemente in damigiana, ma per non far perdere alla nuova produzione così atipica il Terroir e le Vanigliature delle annate precedenti, pensò bene di miscelarla col vino avanzato dell’annata precedente!!!
Bene, dopo trent’anni ho ancora nel naso e nella bocca quel odore e sapore di vino di legno marcio!!!
Forse sarà per questo trauma infantile che sono diventato praticamente astemio per venticinque anni, e che i cosiddetti vini del Falegname, Gran Cru’ Mastro Geppetto e Barricature Integrative Varie (B.I.V.) mi sono entrati in odio!!!
Poi ho scoperto recentemente, grazie alla mia cultura vinicola che và affinandosi:
1) che il Brol del Nonno adesso sarebbe in zona del Vino Arcole DOC, e ovviamente l’Arcole e’ un vino a Base di Merlot e Cabernet vari!
2) Quello che mi fà arrabbiare e’ il fatto che molti, ultimamente, si sono fatti fama e gran fortune usando e migliorando le Tecniche di Cantina di Nonno Silvio, e anche ha precorso i tempi insegnando ai suoi concittadini come trattare in cantina le uve da vitigni internazionali della futura DOC.
3)Per non parlare poi dei suoi discorsi sulle Lune, gli Astri e altre influenze terrestri-planetarie da considerare durante la viticoltura, insomma, anche senza sapere chi fosse Rudolf Steiner (vedi Qui), ne applicava con convinzione alcuni dei suoi principi…
4) Un grandissimo enologo veronese, per la sua nuova avventura vinicola in proprio (questa) ha piantato il suo vigneto sul terroir dei suoi sogni, ma che era in passato una cava in altura di marna, da cui veniva prodotto il cemento che il Nonno Silvio Carrettiere andava a trasportare…
Insomma, Nonno Silvio era un Genio enologico Incompreso, e sono fiero di portare il suo nome!!!!
Max Silvio Pigiamino Perbellini




Laura Franchini said,
29 aprile 2009 at 21:45
Fantastico..
luca ferraro said,
30 aprile 2009 at 06:55
Beh , che dire, una storia favolosa.
Mi fa tornare in mente tutti i ricordi che anche io, come te, ho rimosso.
Il nonno che faceva le foto alla vite con più uva, anzi, se ci fosse riuscito ne avrebbe aggiunta.
Le giornate pivose passate sotto ai portici e gli inverni freddi tra le vigne… e quando la nonna (a dirla tutta a volte lo facevo anche io) portava nei campi fritelle e vin brulè…
grazie per questo post, mi hai fatto cominciare la giornata col sorriso in bocca.
Luca, un piccolo produttore di Prosecco
Massimiliano Perbellini said,
30 aprile 2009 at 17:54
Caro Luca, allora passerò a trovarti, quando sarò nella tua zona, ahime sconosciuta alla mia persona, per stappare con te un buon Prosecco Nonno Ilario alla memoria dei nostri nonni…
Max PJ
luca ferraro said,
1 maggio 2009 at 06:37
ne sarei veramente felice,
se , e quando verrai ti farò sicuramente da cicerone.
bernardo pasquali said,
1 maggio 2009 at 23:02
wow! Hai fatto respirare un pò di aria zeviana al web…
Mi hai divertito molto e per questo ti ringrazio! Sei veramente forte Max!
Un abbraccio dalle pomarìe…Bernardo
Fabrizio said,
7 maggio 2009 at 08:44
Caro Max,
hanno detto bene Luca, Bernardo e Laura. Il racconto è una delizia.
Quando parli dei vini di nicchia, che piacevano solo a chi li faceva, mi viene in mente Paolini, che in “Vajont” racconta con che parole venivano offerti questi vini: “ha un che, ma l’è vin d’uva”…
A presto
Fabrizio
Massimiliano Perbellini said,
7 maggio 2009 at 18:42
Grande il Paolini: se un giorno facesse uno spettacolo dedicato al vino di nicchia..
Per adesso due suoi amori li ha teatralizzati, ovvero Rugby e Ferrovia, spero che il vino di nicchia sia il suo terzo…
Max PJ
PB said,
28 maggio 2009 at 17:33
Fantastico…