Veline, Veleni e Vinitaly parte prima

Vediamo di analizzare tutto quello che è saltato fuori dall’ultimo Vinitaly. Cominciamo con le cose brutte, ovvero l’operazione “Vendemmia Sicura”, Brunellopoli e Velenitaly.

Vendemmia Sicura
L’operazione “Vendemmia Sicura”, è sicuramente quella che ha fatto più scalpore, anche perché giocata sull’enfasi data dalla tristissima vicenda del Vino al Metanolo degli anni ’80, ma trattasi, fortunatamente, di altra cosa.
Le indagini sono ancora in corso, ma sembra, e sottolineo sembra, si tratti solo di “vino corretto”, ovvero bevanda ottenuta con l’aggiunta di vari zuccheri vegetali e altre sostanze: ovvero nulla di pericoloso per la salute, ma solo il classico “vino fatto col bastone”, per dirla alla Veronese.
Insomma, sembrerebbe l’ennesimo caso di truffa alimentare in cui si vende un prodotto per un altro: succede più spesso di quanto si creda anche in altri settori dell’agroalimentare, e le nostre leggi sono abbastanza lasche e carenti in materia, anche se qualcosa sta cambiando.
L’importante però è che non ci sono pericoli per la salute, per dirne una, in molti paesi europei lo zuccheraggio dei vini è legale, così come i vari liqueur de tirage e d’expedition, che sono ingredienti necessari nella preparazione di Vini Spumanti nonché croce vanto e delizia degli appassionati di bollicine, sono sempre sciroppi ad alto contenuto di zucchero.
Comunque maggiori notizie dal Dinamico Duo Lizzy-Giampiero, che sui rispettivi siti Vinopigro e Aristide hanno fatto ottime indagini sull’argomento, nell’attesa di ulteriori sviluppi e risultati delle varie inchieste.

Brunellopoli
Qui si tratta di un altro paio di maniche, perchè non si parla di vini a basso costo come in Vendemmia Sicura, ma di uno dei vini più famosi e cari al mondo.
Un mio piccolo e personale omaggio al Brunello l’ho fatto in questo articolo, e avrei poco da aggiungere: ma purtroppo sono cose che non fanno piacere.
Trattasi della deplorevole omertà e del voler insabbiare a tutti i costi la vicenda da parte del Consorzio Stesso del Brunello di Montalcino, ovvero colui che è stato per primo “truffato” in realta fà orecchie da mercante: sul sito istituzionale nemmeno un accenno alla vicenda, e come riportato in varie occasioni negli ultimi quindici giorni da Franco Ziliani sul suo sito, a Montalcino non si muove foglia.
Forse sarà per il fatto che le aziende sospettate sono le più potenti e che da sole commercializzano gran parte del Brunello, e che una loro caduta trascinerebbe nel gorgo anche le aziende serie di Montalcino, forse sarà il fatto che i Supertuscan a base di vitigni internazionali non hanno più il fascino e le vendite di una volta, e allora bisogna appellarsi ad un nome toscano famoso, forse perchè nel 2007 il vino dell’anno di una famosissima rivista americana è stato un Brunello ma poco Brunello, rispetto al classico, ma dalle caratteristiche molto vicine ai gusti dei curatori di detta rivista, forse chissa quali altri motivi, ma questi silenzi non mi dicono nulla di buono.
Magari i produttori seri sono talmente Signori da non voler sporcarsi la bocca commentando  simili abominii, e rispetto questa scelta (vedi il commento del Sig. Carlo Vittori dell’azienda Molino di Sant’Antimo nel mio articolo precedente), ma credo che la maggior parte degli appassionati avrebe gradito una presa di posizione ufficiale a favore delle persone serie.
Concludo per adesso l’argomento Brunello consigliando i miei fedeli lettori di fidarsi solo dei propri sensi quando si ha a che fare con il Brunello, sapendo che non è un Vino facile, spesso è Scontroso, Maschio e Burbero, ma è buono e famoso apposta per queste sue caratteristiche, e se invece se volete un Dandy Metrosexual Leccatino e Firmatino che certe “Sirene d’Oltreoceano” e i beoti seguaci italiani vogliono imporci , sappiate che questo ibrido MAI potrà chiamarsi Brunello.

Velenitaly
Noi Italiani siamo sempre come Tafazzi, il mitico wrestler che si martella i cosidetti con una bottiglia.
Vedi il caso Velenitaly, ovvero la copertina e gli pseudoscoop della rivista l’Espresso, inerenti i due argomenti citati sopra e uscito proprio il giorno del Vinitaly.
Il ridicolo è che per fare il botto, la rivista in questione ha corso troppo e ha dato notizie poco veritiere o con poco fondamento: perchè dico questo, lo dico per il semplice fatto che lo stesso gruppo editoriale pubblica anche una delle guide vinicole più importanti, I Vini d’Italia.
Il direttore della rivista avrebbe potuto almeno informarsi presso i curatori della guida per avere notizie più precise, essendo essi ben introdotti nell’ambiente, o almeno fatto loro correggere le bozze degli articoli incriminati, invece niente di tutto ciò.
Sembra che il sig. Vizzari, direttore della suddetta guida sia caduto dalle nuvole, e che molte aziende, dopo Velenitaly, non spediranno i loro vini a I Vini d’Italia.
Continuiamo a fare come Tafazzi e alla prossima puntata.
Max Pigiamino Perbellini

2 commenti »

  1. Lorenzo Lombardi said,

    23 aprile 2008 at 12:49

    Ciao Max, come al solito interessanti spunti di riflessione.
    Tra le tre vicende quella che mi lascia più perplesso e il caso Vinitaly-Espresso… Faccio sempre fatica a capire che gusto provi questo paese a tirarsi la zappa sui piedi…
    Per carità, i due casi sopra vanno capiti (soprattutto) e affrontati, ma con i tempi (il fatto che sia scoppiato tutto il giorno del Vinitaly e quanto meno sospetto…) e modi (evitando scoop dai dubbi contenuti ad esempio) adeguati… Il rischio? E’ che ci perdano tutti… Produttori seri, operatori del settore e consumatori.

  2. max perbellini said,

    24 aprile 2008 at 18:38

    La risposta l’hai già data, caro Lorenzo
    I ben informati o gli appassionati hanno capito tutto e si fanno una bella risata, ma i semplici consumatori italiani e stranieri hanno raddrizzato le orecchie, e adesso a riprendere credibilità sarà abbastanza faticoso.
    Max Pigiamino Perbellini

RSS feed for comments on this post · TrackBack URL

Lascia un commento