Ve la do io la Corona
Ma non vi preoccupate, non è l’ennesimo articolo dedicato al re dei Paparazzi Tamarri, ma si parla di Vino.
La Guida del Touring Club “Vini Buoni d’Italia”, di cui la Rossa è responsabile dell’Emilia Romagna, ha pubblicato sul suo sito l’elenco dei vini risultati d’eccellenza dalle varie degustazioni, eccellenza che questa guida indica con la Corona!
Questa guida mi piace perché considera solo vini da vitigni autoctoni italiani, lasciando che negli internazionali in purezza e i vari mischioni ci sguazzino gli altri.
Io nel mio piccolo ha dato una mano a Laura durante una degustazione preliminare, ma non è di questo che vi parlerò, ma dei vini premiati con la Corona che ho avuto occasione di assaggiare nei miei giretti degustativi, e commentarli.
I Piemontesi: Sono tantissimi e non basterebbe un anno per degustarli tutti, infatti ne ho assaggiati solo due.
Il primo e’ un Barolo Acclivi 2003 della Comm. G.B. Burlotto.
Trattasi di una delle mie cantine preferite, e ricordo l’atipica degustazione di questo Acclivi: durante una visita alla Cantina, mentre assieme al titolare Fabio le mie compagne di degustazione si informavano su un buon ristorante langarolo in cui cenare, il sottoscritto aveva davanti a se ben tre bottiglie di Barolo 2003, un Monvigliero, un Cannubi e il citato Acclivi, ovvero i tre Baroli più importanti della Casa.
Erano tre campioni prelevati dalla botte, e immaginate la scena del vostro scrivente, tipo bambino e barattolo di cioccolata, tutto intento ad assaggiare e confrontare.
Con la bocca ancora grondante di sangue giovane, nel senso che aprire un Barolo dopo tre anni e mezzo dalla vendemmia e appena tolto dalla botte è un infanticidio, e ancora una volta il detto del grande Arnaldo Crociani “Tanto in Botte, Tanto in Bottiglia” ha avuto ragione: nel senso che erano ancora giovanissimi, ma con tutti gli “attributi” al posto giusto.
Dei tre, l’Acclivi era quello risultato più pronto e beverino, sicuramente un grande Barolo, ma lo stapperò volentieri tra un due/tre anni, assieme ai suoi fratelli, fatto confermatomi dalla Rossa che ha assaggiato recentemente uno stratosferico Monvigliero del ’99.
L’altro piemontese è il Moscato d’Asti Docg 2006 della Bera.
Lo degustai a luglio durante la sciagurata crociera “Navigare con Gusto” citata un paio d’articoli fa, e questo Moscato è stata una del paio di cose buone di quell’ infausta giornata.
Questo Moscato mi è piaciuto, e avrei piacere che questa tipologia nobilissima di vino abbia la fama che merita, troppo spesso sminuita dal suo basso prezzo di vendita e dalla sua grandissima diffusione: ma sapete, per molti se un vino non è raro e costosissimo, non è vino.
Per i Veneti doveroso iniziare dai Lugana: da buon Peschierotto, sono contento che due Lugana, uno del mio paese, l’altro appena di là, siano stati Coronati.
Il Lugana Doc Le Creete dell’ azienda Ottella è da sempre il mio riferimento nei Lugana, ne ho in cantina diverse bottiglie con cui potrei farci una piccola verticale.
Questo 2006, come i suoi fratellini, rappresenta il Lugana fatto come si deve, ovvero un vigneto di pregio su un terreno ricco d’argilla, detta Crea in veronese, da cui il nome del vino, con vinificazione e affinamento solo in acciaio, e senza altri conservanti e coloranti tipo Barrique, che tanti danni fa ai Lugana.
Il suo cuginetto Lugana Doc della Tenuta Roveglia l’ho scoperto solo lo scorso anno, e l’annata 2005 che assaggiai durante un manifestazione mi era piaciuto assai, alla pari, se non per qualche sfumatura superiore, al mio riferimento Le Creete ’05.
Il 2006 e’ buono altrettanto, ma tra i due non so chi scegliere, li berrò entrambi alla vostra salute.
I Soave: e veniamo ai migliori bianchi d’Italia (assieme ai Lugana, ovviamente), ovvero i Soave: questa tipologia di vino e’ la seconda per Corone guadagnate, la prima è il Barolo, e le degustazioni le ho fatte al recente Soave Versus, ottima manifestazione a cui sono legato in quanto il mio primo articolo per questo sito lo scrissi per l’edizione ’05 del S. V. , articolo mai pubblicato perchè Wineplanet era ancora ben lontano dalla vendemmia.
Dei sette coronati ne ho assaggiati cinque, più un Recioto.
Quattro sono di nomi importanti del Soave:
Il Monte Fiorentine di Cà Rugate ormai è un classico, fa incetta di tutti i premi possibili, comprese molte citazioni per il miglior rapporto qualità/prezzo, non credo ci sia altro da aggiungere.
Il La Frosca di Gini e’ un buon Soave, e la Corona e’ meritata.
Sul Montegrande di Prà non sono d’accordo: nel senso che e’ buonissimo, rappresenta uno dei migliori esemplari di affinati in botte grande, ma tra i Soave di questa cantina preferisco lo Staforte ‘05: è già stato Coronato l’anno scorso con l’annata 2004, ma il 2005 e’ ancora più buono, persino il produttore dice che gli è venuto meglio.
Ultimo grosso nome Coffele, col Recioto di Soave Docg Le Sponde ’05, buon vino, Corona giusta.
Gli altri due: Fasoli Gino e’ uno dei produttori del Soave che fanno viticoltura biologica, il suo Borgoletto e’ buono e il premio ci sta tutto.
Buono I Tarai di Corte Moschina, nuova azienda, che ha vinificato il suo primo Soave nel 2004: è un po’ ruffiano, col suo leggerissimo affinamento in legno, ma si lascia bere benissimo.
Una Corona alla seconda vendemmia e’ solo da togliersi il cappello.
E adesso la Valpolicella: la calda annata 2003 non ha fatto bene ai suoi vini, soprattutto a Sua Maestà l’Amarone (vedi il mio articolo sull’Anteprima 2003), e infatti solo uno risulta premiato, nel millesimo che dovrebbe essere correttamente in commercio per affinamento (anche se il disciplinare autorizza la vendita del 2004, anche se a mio parere troppo giovane), ma ne parlo dopo.
L’Amarone Selezione Antonio Castagneti ’04 di Tenuta Sant’ Antonio non ha bisogno di presentazioni, essendo uno dei produttori di riferimento della Valpolicella Allargata, e questo ne è degno figlio.
Vari motivi invece mi hanno sollevato perplessità su tre rappresentanti Valpolicellesi premiati con la Corona.
L’Amarone ’03 Cà Rugate è buonissimo, uno dei migliori assaggi
dell’ Anteprima (vedi sopra), peccato che al punto vendita della cantina sia esaurito, mi hanno fatto assaggiare il 2004, che promette bene ed e’ beverino come piace a me, ma presentare alle Guide vini che poi non si trovano in commercio all’uscita delle stesse…
Il Valpolicella Classico Superiore ’04 di Zenato non sono riuscito ad assaggiarlo, ovvero ad una manifestazione presso la stessa cantina qualche giorno fa hanno dato in degustazione il fratellino ’05: buonino, formalmente corretto, tutto al posto giusto, ma del 05’ ho assaggiato di meglio, strana questa differenza tra un’annata da Corona e la successiva nella media, pur essendo state entrambe due buone vendemmie.
Il Recioto ’03 di Santa Sofia ho già parlato in un precedente articolo:
è buono, ruffiano, piacione, ma del Recioto a mio parere ( e anche di altri) ha solo la provenienza delle uve: è denso, concentratissimo, quasi mieloso, molto dolce, profumatissimo, potrei quasi bestemmiare con definirlo un “Recioto alla Californiana”, nel senso di quei vini fatti pensando al gusto americano e della rivista Wine Spectator.
A molti piacerà, qualcuno si metterà le mani nei capelli per la gioia ad un suo assaggio, ma per me è un ottimo Passito da Corvina-Rondinella Molinara: il Recioto è altro vino.
L’ultimo Coronato c’e l’ho in cantina, per ben tre volte ho tentato di tirargli il collo, il Grande Capo Laura mi ha dato una bottiglia con l’ordine di verificare se la decisione di portarlo all’assaggio finale per
l’assegnazione della Corona era corretta: meglio così, vuol dire che il Vino da Uve Stramature Passito Rosso 2004 Rubacuori della Poderi Morini lo gusterò per piacere e non per un’ordine superiore.
Per oggi ho finito a tediarvi con i miei appunti da degustazioni fatte al volo, ma ricordo che una volta esisteva un servizio detta L’Eco Della Stampa, che raccoglieva tutte le citazioni sulla stampa inerenti la persona che ne chiedeva i servigi, e esisteva il gioco da parte di molte riviste umoristiche di citare, a sproposito e a vanvera, il nome di personaggi ricchi e famosi: in questo modo l’abbonato doveva sborsare grosse cifre per ogni citazione fatta e raccolta dall’Eco della Stampa.
Se esistesse ancora il servizio e valesse per Internet, il Signor Vallettopoli grazie a me e a Vini Buoni d’Italia, si alleggerirebbe di un buon gruzzolo.
Max Pigiamino Perbellini




Bernardo Pasquali said,
24 dicembre 2007 at 12:53
Caro Massimo,
navignado in internet ho trovato il tuo commento alle corone. Da coordinatore Regionale per il Veneto mi sembra alla fine che non abbiamo fatto un cattivo lavoro. Grazie anche per il tuo assenso alla scelta di non esaltare il millesimo 2003. Sul Cà Rugate non è vero che il 2003 è finito. Diciamo che è centellinato. Questo purtroppo non lo sappiamo al momento della degustazione…soprattutto a maggio!
Per il Santa Sofia, forse è vero ma altri intepreti del vero recioto quest’anno non hanno riservato grandi sorprese, Anzi a detta un pò di tanti l’annata Recioto che abbiamo degustato ha messo in ombra alcuni produttori consolidati. Soprattutto il 2003 non è stato un millesimo facile nemmeno per il recioto dove le uve sono state cotte in pianta e poi hanno subito un appassimento approssimativo a causa sempre delle temperature non adeguate. Comunque il fatto che sia piacione non è del tutto scorretto.
Non hai sottolineato invece il fatto che ho dato una corona al Valpolicella Classico di Venturini. Una scelta coraggiosa non tanto per la qulità del vino che intepreta fedelmente e in modo ineccepibile il vero base Valpolicella ma perchè è anche una scelta controtendenza visto l’ammucchiata di Ripassi e Amaroni che si sta concretizzando. Pensa che il 65% circa delle uve quest’anno sono state messe in cassetta a discapito della vinificazione classica per il Valpolicella base. A mio avviso perdere di vista questo vino storico veronese non è giusto e l’eccessivo appassimento porterà ad una svalutazione dei vini pregiati della Valpolicella.
Ciao Bernardo
Massimiliano Perbellini said,
27 dicembre 2007 at 17:53
Benvenuto a Bernardo, coordinatore per il Veneto della Guida Vini Buoni D’Italia, e grazie per non avermi tirato le orecchie troppo forte per alcune mie critiche.
Il Discorso Amarone ’03 Ca’ Rugate: ai primi di settembre mi reco al punto vendita presso la sede dell’azienda in questione, acquisto 2 casse da 6 di Soave 2006 Monte Fiorentine, e chiedo dell’Amarone 2003: mi viene risposto che è finito, mi viene proposto e fatto degustare il 2004.
Questo è quanto mi è successo da semplice consumatore, e come me probabilmente a qualunque appassionato che abbia letto delle Corone in Anteprima.
Se dici che è centellinato pazienza, non ho santi in paradiso.
Per quanto riguarda il discorso in generale sulla Valpolicella e gli Amaroni concordo in pieno: ormai sono quasi tentato di valutare un’ azienda di questa zona con l’assaggio dei suoi vini base: come dice il Peretti: “Un buon Amarone prima o dopo riescono a farlo tutti, sul Recioto e sui Valpolicella invece occorre l’arte”.
Vediamo come sarà l’Anteprima 2004 a Fine Gennaio, e speriamo bene.
Comunque è da non credere ,alla Presentazione della Guida Vini Buoni d’Italia al Salone del Vino a Torino, quanta voglia d’Amarone c’era tra il pubblico, e i salti mortali che ho dovuto fare per supercentellinare l’unica bottiglia rimasta del Coronato Tenuta S.Antonio ’04, ovviamente bruciata in un batter d’occhio.
Max Pigiamino Perbellini
Massimiliano Perbellini said,
27 dicembre 2007 at 17:58
Dimenticavo di dire che ho scritto solo dei vini che ho degustato: il Valpolicella di Venturini non ne ho avuto l’occasione: vuol dire che me ne comprerò qualche bottiglia e ti saprò dire.
Max Pigiamino Perbellini