Gli Amaroni Di San Briccio, impressioni di settembre
Come promesso nel mio precedente articolo in cui annunciavo l’evento degli Amaroni a Coppie di San Briccio, ecco le mie impressioni di questa mitica degustazione fatta in una caldissima giornata di inizio settembre.
Nella splendida cornice di Villa Verità-Fraccaroli a Lavagno (VR), si è svolta questa splendida verticale di Amaroni prodotti da quattro aziende di San Briccio, in annate che partivano dal 2004 per arrivare al 1997.
San Briccio, paese posto nella Valle di Mezzane, fa parte di quella zona vinicola detta, con una bruttissima parola “Valpolicella Allargata”.
Per spiegare questa brutta parola torniamo alla recente storia della Valpolicella e del suo vino più famoso: l’Amarone, per l’appunto.
Tanto si è discusso sulla nascita dell’Amarone, soprattutto a livello di date, visto che ormai è assodato che è nato da un’evoluzione di quello che è sempre stato (e sempre sarà per molti appassionati, tra cui il sottoscritto) il Re dei Vini della Valpolcella, Sua Maestà il Recioto, ovvero il vino dolce ottenuto vinificando le uve rosse appassite tipiche della Valpolicella, dolcezza ottenuta bloccandone la fermentazione per ottenere un buon residuo zuccherino: dolcezza che, completando la fermentazione ed esaurendo tutti gli zuccheri, sparirà e come risultato otterremo l’Amarone.
Solo che il “Recioto Evoluto”, nominato in un editto del ’700 citato dal padrone di casa,
Sig. Fraccaroli, ha sì storia antica, ma solo recente notorietà: si parla di Amarone, anzi, di Recioto tipo Amarone, solo dai primi anni ’60, e il successivo successo di pubblico degli ultimi anni, ne ha fatto diventare uno dei quattro vini più famosi dell’Italia enologica, assieme alle tre B, ovvero Barbaresco, Barolo e Brunello.
Tale successo, per motivi, diciamo “politici”, ha “costretto” ad allargare, negli anni ’90, la zona di produzione della Valpolicella e dell’Amarone anche alle valli all’Est della zona storica o Classica: la Valpantena e le valli di Mezzane ed Illasi.
Qui le uve tipiche della Valpolicella sono da sempre coltivate, ma il bello è che quella che doveva essere solo una “zona politica”, alla fine si è rivelata una vera e propria miniera di Cru ed ottime piccole cantine: da Cenerentola la Zona Est (ormai guai a chiamarla Allargata, vi guarderanno male come quando date dello Spumante al Franciacorta..) ormai esprime dei veri e propri riferimenti nel campo degli Amaroni.
Le caratteristiche marne e rocce basaltiche della Zona Est, assieme alla pratica di tecniche di coltivazione viticole diverse dalla classica Pergola Veronese, stanno esprimendo riferimenti assoluti nel campo dell’Amarone.
Due di questi riferimenti li abbiamo degutati ad Amarone a Coppie, e senza dubbio alcuno sia Roccolo Grassi che la Tenuta Sant’Antonio (il sito) lo sono diventati, e nonostante siano di storia recente, nella realtà sono le nuove forze di due aziende storiche della zona.
Poi erano in degustazione l’azienda Grotta del Ninfeo (il sito), altra storica azienda, che però si è affacciata nel mondo dell’Amarone solo da poco, ovvero il primo millesimo in commercio è stato il 2002, e infine Ernesto Ruffo (il sito), che si definisce l’Artigiano del Vino, ma qualcuno più che un’ artigiano lo ha paragonato ad un artista del calibro di Benvenuto Cellini, comunque un viticoltore per passione.
Veniamo alla fredda cronaca delle mie brevi impressioni di degustazione:
Amarone della Valpolicella DOC 2004 Grotta del Ninfeo
Al naso principalmente la marasca e varie spezie come pepe verde e cannella, e anche una leggera liquirizia.
Discreta acidità, tannini rotondi ma non molto lungo, manca in bocca quanto promesso al naso, ma si presenta comunque elegante e beverino.
Essendo giovane è ancora slegato, ma rispetto alle precedenti degustazioni di qualche mese fà, col tempo è migliorato e ancora migliorerà.
Amarone della Valpolicella DOC 2003 Roccolo Grassi
Al naso ciliegia matura, speziatura, tabacco e mineralità.In bocca buona acidità, la mineralità si ripresenta, buona alcolicità, e alcune aromaticità da legno un pelo invadenti per i miei gusti, ma che a molti risultaranno perfette.
Da un annata difficile come il ’03 si viene colpiti dalla sua freschezza: allo stato attuale non è Amarone da meditazione, ma più da abbinamento, e ciò sia considerato un complimento.
Amarone della Valpolicella DOC 2002 Grotta del Ninfeo
Al naso sia marasca che ciliegia, spezie, pepe e leggero tabacco.
Buona acidità e mineralità, liquirizia e alcol leggermente prevalente, ma rotondo e beverino.
Nell’altra annata difficile degli anni 2000, la zona est ha comunque dato buoni risultati, è questo il primo Amarone messo in commercio dall’Azienda.
Amarone della Valpolicella DOC 2001 Ernesto Ruffo
Vinoso, ciliegia fresca, leggero tabacco e spezie come pepe bianco e chiodo di garofano, minerali.
Buona acidità, tannino elevato ma da uva e non da legno, vinoso anche in bocca e soprattutto buono e beverino e con ancora molta molta vita davanti, in cui non potrà che affinarsi e migliorare.
Amarone della Valpolicella DOC 2000 Campo dei Gigli Tenuta Sant’Antonio
Minerale e quasi leggermente floreale e salino, mentolato e marasca.
Buona acidità e mineralità, ancora fresco e addirittura leggermente slegato, nel senso che è ancora fin troppo giovane.
Amarone della Valpolicella DOC 1999 Campo dei Gigli Tenuta Sant’Antonio
Le caratteristiche del fratellino del 2000 le ritrovo tutte, ma è leggermente più acido, minerale e tannico: in parole povere lo diresti addirittuta più giovane.
Amarone della Valpolicella DOC 1998 Roccolo Grassi
Subito balsamico al naso, confettura di prugne, leggera speziatura, tabacco e liquirizia.
In bocca buona acidità, rotondo, tannini morbidi e non si sente quasi l’alcool, liquirizia e cacao e ottima bevibilità: da meditazione.
Amarone della Valpolicella DOC 1997 Ernesto Ruffo
Che spettacolo: al naso menta, china, agrumi canditi, erbe officinali.
In bocca china, erbe officinali, rotondo, caldo e non dimostra affatto i suoi 17 gradi alcolici: ad ogni riassaggio spunta qualcosa di nuovo.
Mai mi sarei aspettato una simile evoluzione, con sentori balsamici quasi da Barolo Chinato: il Ruffo ha detto che questo Amarone gli è costato molto tempo, nel senso che lo ha dovuto affinare in botte e in vasca fino al 2004 per fargli perdere un residuo zuccherino che non voleva andarsene e finalmente imbottigliarlo!
Per quanto mi riguarda su questo Amarone tarerò le mie papille per i futuri assaggi.
Quali sono le mie impressioni di Settembre?
La prima il ringraziare chi ha reso possibile il tutto, ovvero la famiglia Fraccaroli dell’azienda Grotta del Ninfeo per l’ospitalità, Bernardo Pasquali di Acino Parlante e responsabile per il Veneto della guida Vini Buoni d’Italia ( clicca sui nomi per i rispettivi siti) che ha organizzato, l’Associazione San Briccio In Festa per la collaborazione e l’Associazione Italiana Sommellier sezione di Verona per l’impeccabile servizio.
La seconda che l’Amarone deve affinare, ancora affinare e solo affinare, alla faccia di quelli che i vini li vogliono giovani: la mia esperienza di Amaroni è poca cosa, prima di questa verticale ero arrivato ad assaggiare il 2000 e in cantina ho un ’98, e a sentire tutti i produttori presenti, l’Amarone ha un affinamento nel tempo diverso dagli altri grandi vini rossi: mediamente questi dopo anni raggiungono il loro apice, e subito dopo una costante decadenza, mentre l’Amarone il suo apice lo può mantenere per moltissimi anni, il problema rimane sempre il scoprire quando, ma lo imparerò.
Terza è una considerazione sugli Amaroni di San Briccio: posso solo dire che sono lunghi, ovvero hanno bisogno di un lungo affinamento, che è anche sinonimo di lunga vita, vedi il caso del Tenuta Sant’Antonio Campo dei Gigli, che infatti è difficile da capire per chi non cerca la longevità in un vino: ma lo stesso vale anche per gli altri.
Quindi,per quarta ed ultima, cari amici, se comprate un Amarone, abbiate il coraggio di tenerlo in cantina, non ve ne pentirete e ringrazierete Dio Bacco.
Max Pigiamino Perbellini



