Il Brunello è di moda? Viva il Brunello che non la segue

In questi giorni, e soprattutto in occasione del Vinitaly 2008, il caso del Brunello di Montalcino “taroccato” ha scosso l’opinione pubblica di appassionati ed addetti ai lavori.
Questo articolo vuole essere un piccolo omaggio verso quei produttori che le mode non le seguono, e fanno Brunello e il Rosso di Montalcino seguendo gli insegnamenti di Ferruccio Biondi Santi, l’inventore del Brunello.

Sulla questione Brunello e sulle quattro famose case indagate per i loro vini non conformi al Disciplinare della DOCG Brunello di Montalcino, ma in procinto di esser messi in commercio per tali, non mi dilungo affatto, avendo alcune nobili penne come quella dello Ziliani (il suo sito), di Bernardo e di Roberto (cliccando sui nomi in arancio sarete indirizzati ai rispettivi siti, avvertenza valida anche nel seguito dell’articolo), scritto e commentato alla perfezione: essendo il sottoscritto ancora agli inizi della conoscenza di questo Nobile Vino, agirò diversamente.
Quindi ho preso la palla al balzo del recente Vinitaly, ho requisito alla Rossa tutti gli inviti stampa che a cui non poteva partecipare, causa la sua necessaria presenza allo stand di Vini Buoni d’Italia, e ho cercato alla voce Montalcino: su quattro possibilità l’occhio è caduta su due aziende, una piccola e una che dire storica è fargli torto, ma comunque degne rappresentanti di tutti i produttori veri di Brunello e Rosso di Montalcino.
Prima visita di cortesia, con la scusa di portare i saluti della Rossa, presso l’azienda Molino di Sant’Antimo, mi rende gli onori di casa la signorina Giulia Vittori, mi viene servito del Rosso e del Brunello di Montalcino e tra un assaggio e l’altro si inizia una bella conversazione, ovviamente inerente la loro bella terra.
Quanto ai vini mi sono piaciuti molto: vero Sangiovese come deve essere: buono il Rosso, e piacevolmente sorpreso dal Brunello 2003, che nonostante l’annata calda e difficile, un’attenta vinificazione ne ha conservato profumi ed eleganza, e niente botta alcolica tipica del ’03 che mi sarei aspettato.
Ancora migliore il prezzo di vendita al pubblico in cantina: intorno ai 9 euro il Rosso, circa 18 il Brunello: quando passo da Sant’Antimo una sosta presso il Molino sarà un piacere e un obbligo.
La seconda azienda di cui avevo l’invito non ha certo bisogno di presentazioni: la Biondi Santi SpA, rappresentante le cantine Villa Poggio Salvi e una “certa” Tenuta del Greppo.
Potete capire, per un pivellino come me, pensare di essere ricevuti da coloro che il Brunello l’hanno inventato: con tutta la bibliografia e le leggende sul Greppo e i suoi vini, mi accingevo alla visita con rispetto, rigore e atmosfere quasi da Messa Solenne, cose a cui non sono assolutamente portato.
Invece è stato con grandissimo sollievo che vengo ricevuto dal sig. Gianmichele Grieco, che mi fa accomodare, mettere a mio agio e inizia a raccontare una breve storia della Biondi Santi, e di conseguenza del Brunello, di alcuni aneddoti, e soprattutto del metodo di lavoro dell’azienda e del sig. Franco Biondi Santi, ovviamente assaggiando o sarebbe meglio dire Salendo le Scale del Paradiso Enologico, i vini di Villa Poggio Salvi e del Greppo.
Nell’ordine: Rosato di Toscana IGT ’06 Biondi Santi, Tosco IGT ’05 Sangiovese Villa Poggio Salvi, Rosso di Montalcino DOC ’05 Poggio Villa Poggio Salvi, Rosso di Montalcino DOC ’04 Biondi Santi, Brunello di Montalcino DOCG Villa Poggio Salvi ’03, Brunello di Montalcino ’03 DOCG Biondi Santi, insomma, Il Sangiovese Clone BBS 11 in tutte le sue declinazioni.
BBS 11, per chi non lo sapesse, è il clone del Brunello-Sangiovese selezionato dopo anni di ricerca, presso la Tenuta del Greppo, ed è ovviamente il vitigno usato da Biondi Santi, infatti BBS 11 sta per Brunello Biondi Santi vigna numero 11.
I vini sono conosciutissimi, quindi è inutile che ve li recensisca, ma su due cose mi soffermo: Il Rosato mi ha fatto morire, e la cosa che più mi ha entusiasmato del Brunello Biondi Santi è la sua caratteristica di esser dotato di un’ acidità forte ma piacevolissima, ovvero che lo farà durare, ma lo rende assolutamente godibile e bevibile anche da giovincello: bella forza, direte voi , è un Biondi Santi, ma col tutto il parlare di Antiche Annate, il Rito della Ricolmatura, l’annata 1955 ancora in commercio e altre storie, mi sarei aspettato di tutto all’assaggio di un vino di soli quattro anni e mezzo, più che un infanticidio direi quasi un ovulicidio, memore di esperienze abbastanza negative inerenti assaggi di vini da invecchiamento bevuti giovanissimi quali Amaroni, Baroli, Barbareschi e altri varietali di Sangiovese.
Insomma, buono subito e buono anche molto, ma molto più avanti: allo stand di Vini Buoni d’Italia era in assaggio anche un Brunello Riserva ’01 di Biondi Santi, ovviamente le impressioni di cui sopra sono state ancor di più confermate.
Il mio piccolo viaggio nel Sangiovese detto Brunello per adesso finisce qui: chiedo scusa a coloro che non ho citato o di cui ho parlato poco, ma la Storia è sempre la Storia, ed è grazie ad essa e a coloro che la “studiano” che esistono i Veri Vini di Montalcino, e parafrasando una famosa canzone da Balera: Evviva la Toscana, evviva il Sangiovese.
Max Pigiamino Perbellini

2 commenti »

  1. carlo vittori said,

    21 aprile 2008 at 19:15

    Caro Massimiliano ho saputo della tua visita al Vinitaly e mi dispiace molto di non averti incontrato. Ho letto le tue recenti osservazioni inerenti il “caso Brunello” sul quale non mi avventuro in giudizi, pareri ed altro…. non mi compete. Condivido in pieno però la tua disamina se pur da “pivellino” e devo dire che il “pivellino” promette molto bene. Solo una piccola notazione mi compete da agricoltore; il s.giovese in generale quindi anche il brunello di Montalcino è un vitigno straordinario per doti qualitative ma anche per la sua complessità, precarietà. I grandi vini di s.giovese subiscono drastiche amputazioni in vigna e severe pratiche enologiche in cantina, tuttavia non è detto che tutte le vendemmie siano straordinarie… ecco perché questo vino costa caro e non vi sono spazi speculativi di sorta. In più mi piace ripetere quanto dice il Dott. Franco Biondi Santi: sarebbe corretto bere un brunello dopo almeno 8-10 anni dal suo imbottigliamento. Ascoltiamo e impariamo da vecchi che hanno dedicato più di una vita a questo nobile mestiere .
    Spero di vederti presto a Montalcino un saluto che vorrai estendere anche alla “Rossa” ed alla sua splendida MADRE.
    a presto
    carlo vittori

  2. Massimiliano Perbellini said,

    22 aprile 2008 at 21:35

    Caro Signor Carlo, parole sante le sue.
    Io ho sempre sostenuto che è coi vini in purezza che si vede la Grandezza del Vignaiolo e del Cantiniere, e tale cosa è ancora più ovvia quando si parla di grandi vini come il Brunello.
    Quanto al consiglio suo e del Dott. Franco, avrà il piacere e il dovere di metterlo in pratica, ma ahime, in cantina ho solo due bottiglie e mezzo di Brunello, un 2001, un 2002, e (la mezza) una bottiglia di ’96 che chiamo Brunellino, diminutivo de “Il Brunello di Pierino”, quello del Vino da Comodino, vedi qui, che nel ’97 acquistò un 250 litri di Sangiovese atto a diventare Brunello, una Barrique, e con la consulenza di un enologo e un cantiniere lo ha affinato nel veronese, insomma un Brunello cresciuto in Veneto.
    Aprirò quella, nell’attesa delle altre e ovviamente delle sue, che acquisterò con immenso piacere quando verrò a visitarla.
    Max Pigiamino Perbellini

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