Tutti i Colori del Bianco 2007

Si è svolta a Monteforte d’Alpone nei giorni 11-12-13 Maggio la seconda edizione di Tutti i Colori del Bianco.
Organizzata dal Consorzio di Tutela del Soave, Pro Loco e Commissione Turismo di Monteforte d’Alpone, la rassegna e’ dedicata ai vini bianchi di qualità.
Per il pubblico erano disponibili oltre 130 vini, di due annate diverse, una quella attualmente in commercio e l’altra di annata non più recente del 2002. La rassegna “Bollicine Old fashion” era invece composta da 11 spumanti presentati nell’annata in commercio e in una di almeno 10 anni. Per la stampa due degustazioni speciali: “Le Stagioni del Soave in 10 Vendemmie” verticale di 10 annate di Soave dal 1997 al 2006, e “Formidabili quegli anni” degustazione di 15 vini di almeno 10 anni, presentati dai loro produttori.
Io ho partecipato alla Stagioni del Soave e a quella pubblica. Ecco i resoconti:
Le Stagioni del Soave
Per partecipare a questa degustazione ho dovuto perdere 75 kg, farmi crescere i capelli, farli diventare rossi, prendere lezioni di lingua modenese e cambiare sesso, ovvero ho preso il posto della Rossa, ma solo per stavolta, perché di Rosse ne basta una! C’è un motivo: risultava infatti il solo accredito di Laura, purtroppo impossibilitata a partecipare, e non il mio, suo fedele alter ego enologico…ma hanno capito e tutto si è risolto senza traumi.

Che dire di questa degustazione, se non “magnifica”?
Star qui ad elencare vino per vino, produttore e caratteristiche sarebbe noioso da leggere, anche perché la maggior parte dei vini presentati è fuori commercio, comunque la considerazione da fare è una sola: il Soave tiene benissimo l’invecchiamento, quasi quanto un vino rosso, e la piena maturità la raggiunge dopo 5/6 anni.
Sconvolgente poi il fuori programma di due Soave del ’90: il Salvarenza di Gini e Le Lave di Bertani: dimostravano meno della metà dei loro anni.
L’altra degustazione per i giornalisti , secondo il buon Aristide, ha dato lo stesso responso, ovvero il Bianco può invecchiare quanto il Rosso.
La degustazione per il pubblico
Il servizio ,curato dall’A.I.S. , non è stato il massimo: i vini venivano serviti troppo freddi, salvo quando curati direttamente dai produttori, e poi si aspettavano dei bei minuti per avere l’assaggio di vino nel bicchiere, pur non essendoci gran ressa.
Altra cosa negativa: premetto che non conosco il metodo di scelta delle Aziende Vinicole presenti, ma immagino, visti i grossi nomi presenti, siano stati invitati direttamente dal comitato organizzatore, e sempre immaginando, credo che le stesse Aziende abbiano scelto di presenziare con il loro vino bianco più rappresentativo e delle annate di loro gradimento.
Perché faccio queste premesse?
Avendo un solo fegato e un solo un pomeriggio per le degustazioni , 136 vini di due annate diverse non potevo certo assaggiarli tutti, e quindi ho fatto una piccola cernita.
Subito ho escluso i vini che conoscevo, e da buon Talebano dell’autoctono niente vitigni internazionali e mischioni a base di internazionali, ma solo vitigni rappresentativi delle regioni di appartenenza, soprattutto se a me sconosciuti.
Le uniche eccezioni sono stati quei vini di produttori famosi e dal prezzo “imbarazzante”.
E qui l’amara sorpresa: più i vini costavano e più facevano senso, per non usare l’altra parola, forse più indicata, sempre iniziante per esse e composta di sei lettere.
I casi sostanzialmente erano due, nel migliore erano colorini, profumini, gustini, persistentini, franchini (non la Laura…), insomma, caratteristiche da vinelli formalmente corretti che a malapena compreresti a 5 euro, ma con prezzi richiesti dai 25 ai 50.
Mi sembrerebbe lecito pretendere qualcosa di più!
Questo quando andava bene, altrimenti era peggio: mi si dica quel che si vuole, ma quando un vino costosissimo presenta profumi secondari e terziari che più che ricordare frutti, mieli e spezie ricordano il gusto del legno della rastrelliera di un pollaio dopo un paio d’anni di onorato servizio, beh, c’è qualcosa che non mi quadra!
Qualcuno potrà dirmi che anche alcuni rinomati Pinot Noir della Borgogna hanno questi “Terziari Avicoli”, ma più che una caratteristica a me sembra un difetto: a molte persone interessa sentire il gusto dell’uva e della terra da cui provengono, eventualmente le note date da una buona botte o barrique, ma percepire perfettamente in un vino la razza di galline, anatre, tacchini e faraone allevate nel pollaio della cantina mi sembra esuli dalla buona enologia!
E badate che simili sentori li ho sentiti più di una volta, almeno 5, e ovviamente erano vini costosissimi… Ma non preoccupatevi, ho bevuto anche cose buone, che scoprivo poi essere in vendita a prezzi umani e corretti.
Dati alla mano, metà vini presentati erano da uve autoctone e l’altra metà divisa equamente tra internazionali in purezza e mischioni a base internazionale.
La maggior parte degli internazionali che ho assaggiato hanno dato i pessimi risultati di cui sopra e alcune regioni, Friuli in primis, mi hanno deluso: tanto a decantare i bianchi friulani e soprattutto le loro uve autoctone, e su 10 vini presenti solo uno era un uvaggio da autoctoni, gli altri o purezze o mischioni internazionali E nessuno tra quelli che ho assaggiato che mi sia piaciuto, se questi sono i vini dei loro produttori più rappresentativi…
Poi ci si lamenta che non si potrà più usare il nome Tocai Friulano: ma almeno qualcuno lo usa ancora in Friuli questo splendido vitigno?
E mi preme farvi notare che il Miglior Bianco che ho assaggiato da un anno a questa parte era proprio un Tocai , anche se fatto in Veneto, precisamente Lison-Pramaggiore, al confine col Friuli! E facciamo il nome: Tocai Azienda Beccarello, vendemmia 2006.
Concludendo oso dire che gli Autoctoni italiani hanno stravinto le mie degustazioni e che il Soave è la tipologia di vino che più mi ha entusiasmato, sia per l’altissima qualità media di tutte le cantine presenti, sia per il prezzo assolutamente alla portata di tutte le tasche, il più caro era dichiarato a 22 euro a bottiglia, ma vi posso assicurare che già a 5-6 euro si beve benissimo, e a 10-12 divinamente!
Quando il Consorzio del Soave apporterà qualche piccola modifica al disciplinare di produzione, potrò dire che Soave è la zona Perfetta per i Vini Bianchi.
Per gli abitanti del cento Italia, la Manifestazione sarà replicata a Roma il 28 Maggio.
Max Pigiamino Perbellini

3 commenti »

  1. Alessandro said,

    25 maggio 2007 at 11:09

    Grazie mille per l’interessante descrizione della degustazione. Andrei alla replica della manifestazione domenica, ma c’è Cantine Aperte… dici che non ci hanno pensato?

    Alessandro

  2. Lizzy said,

    25 maggio 2007 at 19:23

    L’evento romano è programmato per lunedì 28 maggio… così fai Cantine Aperte e anche Roma!

    Lizzy

  3. max perbellini said,

    25 maggio 2007 at 20:16

    Lizzy mi ha rubato le parole di bocca!!!!
    La manifestazione a Roma, credo sia dedicata ai 100 Bianchi Superstar, niente superverticali, almeno così risulta dal sito dell’organizzazzione.
    Buoni assaggi!
    Max Pigiamino

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