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		<title>Italia in Rosa 2009</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 20:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ritorna a Moniga del Garda, nel parco di Villa Bertanzi, nei giorni di sabato 27 e domenica 28 giugno l&#8217;ormai tradizionale appuntamento riservato ai Vini Rosati d&#8217;italia. Appuntamento che scade giusto a pochi giorni dalla storica decisione della Comunità Europea a non autorizzare la produzione di vini rosati ottenuti miscelando vini bianchi e rossi, ovvero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ritorna a Moniga del Garda, nel parco di Villa Bertanzi, nei giorni di sabato 27 e domenica 28 giugno l&#8217;ormai tradizionale appuntamento riservato ai Vini Rosati d&#8217;italia.</p>
<p>Appuntamento che scade giusto a pochi giorni dalla storica decisione della Comunità Europea a non autorizzare la produzione di vini rosati ottenuti miscelando vini bianchi e rossi, ovvero tutto il contrario della tradizionale vinificazione in rosa o per salasso di uve rosse, che è l&#8217;unico metodo per ottenere vini rosati come Dio Bacco Comanda.<br />
L&#8217;evento inizierà il sabato mattina con il Talk Show &#8220;Buon Giorno Rosato&#8221;, per poi proseguire nel pomeriggio con le degustazioni aperte al pubblico.</p>
<p>Saranno presenti circa 260 vini rosati, in rappresentanza di 210 aziende vinicole di 18 regioni italiane.</p>
<p>Per Informazioni sul programma, vini in degustazione e altro <a href="http://www.wineplanet.it/downloads/depliant italia in rosa 10x21cm 05-2009.pdf">clicca qui</a>.</p>
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		<title>Merano International Wine Festival e Culinaria: perchè bisogna andarci</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 21:29:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si terrà dal 8 al 10 novembre, la 17° edizione del Merano International Wine Festival e Culinaria. Nelle righe che seguono darò qualche informazione sull&#8217;evento e il perchè bisogna andarci, aggiungendo anche qualche mia impressione sulla scorsa edizione. La sede della Manifestazione è la spledida Kurhaus (Corso Della Libertà 37 Merano BZ), ove sono disposte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si terrà dal 8 al 10 novembre, la 17° edizione del Merano International Wine Festival e Culinaria.<br />
Nelle righe che seguono darò qualche informazione sull&#8217;evento e il perchè bisogna andarci, aggiungendo anche qualche mia impressione sulla scorsa edizione.</p>
<p><span id="more-199"></span>La sede della Manifestazione è la spledida Kurhaus (Corso Della Libertà 37 Merano BZ), ove sono disposte le oltre 500 aziende vinicole Italiane e Internazionali, assieme alle 135 aziende di raffinatezze gastronomiche della sezione Culinaria.<br />
Ovviamente maggiori notizie sul MIWF&amp;C sono disponibili sul <a href="http://www.meranowinefestival.com/">sito</a>, assieme ad altre informazioni e soprattutto alla miriade di eventi collaterali, sempre a carattere enogastronomico.<br />
Sicuramente i lettori di blog e siti specializzati leggeranno soprattutto peste e corna di questa manifestazione, in ordine sparso: è elitaria, è piccola, è una bolgia, noi professionisti non riusciamo a fare il nostro lavoro e via discorrendo.<br />
Sarà, ma come tutti i Festival, bisogna sempre parlarne male, ma poi ci si và&#8230;<br />
Per quanto mi riguarda, dico che ogni appassionato dovrebbe andarci: scordatevi però (nella sezione italiana), il gusto di scoprire piccolissime realtà o vini sconosciuti, qui si va su produttori noti e sull&#8217;eccellenza delle varie denominazioni.<br />
Ben diversa è la sezione Extremis, dove qui si possono trovare piccole gemme di viticoltura eroica, e la sezione Internazionale, dove sono presenti sia grandi denominazioni con eventi loro dedicati, come l&#8217;Union Des Grands Crus de Bordeaux, Vins d&#8217;Alsace e Gran Cru Osterreich, sia presenti singolarmente come Champagne, Bourgogne, Chablis e tanti altri.<br />
Poi non bisogna dimenticare la sezione Culinaria, con anch&#8217;essa una nutrita serie di iniziative ed eventi.<br />
Tra i tanti eventi collaterali non posso dimenticare di citare la presentazione dell&#8217;edizione 2009 della Guida &#8220;Vini Buoni d&#8217;Italia&#8221;, edita dal Touring Club Italiano, (<a href="http://www.vinibuoni.it/home.php">qui il sito della guida</a>), di cui la mia cara editrice Laura ne è la responsabile per l&#8217;Emilia Romagna, con premiazione dei Vini Coronati l&#8217;8/11.<br />
Bene, fin qui il ruolo istituzionale per avvisarvi della manifestazione, adesso le mie impressioni sulla scorsa edizione.<br />
<strong>MIFW&amp;C 2007, quello che ho visto e quello che ho bevuto</strong><br />
Come sempre mi preparo per il MIWF&amp;C, e come al solito mi riduco a dovergli dedicare solo un giorno, quindi mi avvio verso Merano, non senza la solita e ormai tradizionale sosta alla Pasticceria Konig, prima di recarmi alla Kurhaus, che dista due passi.<br />
Appena si entra si dà un&#8217;occhiata al catalogo e come sempre ci si sente &#8220;Come un Porco nella Molonara&#8221;, per dirla in veronese. ovvero troppa grazia e non sappiamo come iniziare, e infischiandomene della scala della buona degustazione, ovvero bollicine, vini bianchi ecc. ecc., subito vado a precedere l&#8217;immaginabile ondata che puntualmente dopo un pò si riverserà verso il padiglione dei Bordeaux: non sono amante dello stile Bordolese, anzi, al pensiero degli abonimii che hanno fatto in suo nome (vedi Vini per Americani, Super Tuscan, Imbastardimenti di Vini italiani eccelsi con MerlotCabernet osannati dai soliti soloni), mi dà qualche remora,diciamo pure che sono il classico A.B.C., ovvero Anithing But CabernetChardonnayMerlot, ma poi cedo e vado.<br />
Ovviamente è tutta un&#8217;altra storia, ci mancherebbe, in fin dei conti è a Bordeaux che hanno trasformato il vino da alimento ad Arte: solo che non conoscendo nulla di Gran Crù, Premier Crù e via discorrendo delle varie sottozone, sono andato a caso e non me ne pento, consiglio a tutti di assaggiare un Vero Bordeaux, sia esso di nobile casata o di bravo e sconosciuto vigneron, si capisce come gli Americani, i Soloni e i loro Seguaci non hanno capito nulla del Taglio Bordolese,infatti i veri Bordeaux sono vini beverini, che sanno di uva, dove la barrique è usata come tale, ovvero come vaso vinario e non come dado da brodo, il grado alcolico medio è 12,5 quindi niente mattonate, abbinabile con moltissime pietanze, e il tutto con eleganza, insomma niente a che vedere con le marmellate al gusto di legno francese, tanto care a molti.<br />
Finiti i Bordeaux continuiamo ancora con la Francia, e precisamente con Sauternes e Champagne, proprio voler saltare le sacre regole, di Sauternes non me ne intendo, ma piacciono assai, mentre per gli Champagne mi vien da dire che l&#8217;ennesimo articolo che puntualmente salta fuori a fine anno sul meglio gli Champagne o le bollicine italiane, lo faccio a quadretti e mi ci&#8230;, e se si tratta di un servizio televisivo od internet, faccio saltare lo schermo dalla finestra: anche se si parla di Bollicine ottenute per rifermentazione in bottiglia secondo le rispettive metodologie, anche se usano all&#8217;incirca gli stessi vitigni, Champagne, Franciacorta o i vari Trento e spumanti Metodo Classico sono prodotti solo cugini, ma molto diversi, quindi non esiste migliore.<br />
Gli Champagne presenti a Merano sono sempre di piccole Maison, e per questo molto interessanti, soprattutto perchè spesso provenienti da vitigni ben precisi, quando non millesimati.<br />
Poi grandi assaggi nelle altre zone francesi, e mi è rimasto impresso un simpatico vigneron, dal baschetto in tinta con giacca e panciotto che più francese non si può, Pascal del Domaine Maillard Pere et Fils (<a href="http://www.chez.com/domainemaillard/">il sito</a>), che presentava vari vini, ma soprattutto un Pinot Noir che era l&#8217;antitesi del P.N. Borgognone che solitamente si nomina (ovvero merde de poule e lungo affinamento), qui c&#8217;è un vino profumatissimo, giovanissimo (2006), e ovviamente buonissimo, quando dicono che solo in Borgogna fanno il vero Pinot Noir, con l&#8217;assaggio di questo vino potrei anche dargli ragione.<br />
Continuo il giro internazionale, con molte sorprese e conferme, ma non avendo preso alcuna nota, non vi tedio ulteriormente.<br />
Prima di passare ad Extremis, un giro per la Toscana, e qui una di quelle cose che solo a Merano si può fare, in 5 minuti Biondi Santi, Tenuta San Guido-Sassicaia, Tenuta dell&#8217;Ornellaia, Castello del Terriccio-Lupicaia, Casanova di Neri: ovvero un Mito e quattro abbonati ai Top 100 di Wine Spectator, da far andare fuori di zucca chi segue la pseudo bibbia americana, ma essendo io un A.B.C., ho solo apprezzato il Mito e quattro buoni vini a prezzi che mai potrò e mai vorrò permettermi.<br />
A seguire un assaggio di altri 6 Brunelli &#8217;03 in anteprima (andavano in commercio dopo un mese), e mi ha colpito favorevolmente Cupano, piccolo produttore che ha fatto un grande Brunello &#8217;02, nonostante l&#8217;annata infelice.<br />
Mi avvicini infine agli eroi degli Extremis, viticultura eroica o veramente di nicchia, sono tutti da assaggiare, nessuno escluso, ma se proprio dovete scegliere, direi Zimè (<a href="http://www.zyme.it/">il sito</a>)per l&#8217;Oz (dal raro vitigno Oseleta, uno dei veri cinque autoctoni italiani secondo il Prof. Attilio Scienza) e i da minimo15 uve Kairos ed Harlequin, e la Baricchi, con le varie declinazioni del Moscato, sia Ice Wine che botrizzato, e soprattutto il Spumante Rosè da uve Nebbiolo, autentica delizia e rarità.<br />
Ma la palma dell&#8217;assaggio migliore è stata quella della cantina Antonio Ferrari (<a href="http://www.viniferrari.it/">il sito</a>): essa presentava due Primitivo del Salento, ma provenienti da due &#8220;vasche dimenticate&#8221;, ovverossia millesimi 1959 per il Solaria Jonica, e 1949 per &#8220;Il 49 di Antonio Ferrari&#8221;: che dire, quando vogliamo parlare di longevità, terziari evoluti ma non scaduti, e soprattutto se vogliamo acquistare e sorseggiare un vino antico ma buono, proposto a prezzo minore di tanti Superqualcosa di 2-3 anni solo che hanno la firma, ecco, qui fà per voi.<br />
Insomma, grandissimi vini, si possono assaggiare tranquillamente quelle &#8220;Firme&#8221; anche senza Carta Platino-Diamante in tasca, niente stand faraonici ma semplici banchi d&#8217;assaggio qualunque sia il blasone dell&#8217;azienda, eccellenze gastronomiche da scoprire, un vero Bengodi per l&#8217;appassionato.<br />
Un unico neo, a mio parere, il teoricamente alto prezzo del biglietto, aggiungo teoricamente, in quanto, anche se a prezzo doppio per esempio del Vinitaly, in realtà in un giorno  di MIWF&amp;C fate gli stessi eccellenti assaggi di 4 giorni della fiera veronese, senza contare che lì certi vini te li scordi&#8230;<br />
Insomma la perfezione non esiste, ma ci si può andar vicini&#8230;</p>
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		<title>Festival del Franciacorta IX Edizione</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 20:14:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 20 al 22 settembre torna il Festival del Franciacorta, la maggiore manifestazione dedicata alle Bollicine più famose d&#8217;Italia. Nella splendida cornice di Villa Lechi ad Erbusco (BS), si potranno degustare tutte le tipologie della DOCG, e soprattutto valutare la sboccatura 2008. Proprio quest&#8217;anno si celebra il sorpasso della Franciacorta come zona di maggiore produttrice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 20 al 22 settembre torna il Festival del Franciacorta, la maggiore manifestazione dedicata alle Bollicine più famose d&#8217;Italia.</p>
<p><span id="more-135"></span>Nella splendida cornice di Villa Lechi ad Erbusco (BS), si potranno degustare tutte le tipologie della DOCG, e soprattutto valutare la sboccatura 2008.<br />
Proprio quest&#8217;anno si celebra il sorpasso della Franciacorta come zona di maggiore produttrice di bollicine rifermentate in bottiglia in Italia, ai danni della Doc Trento, ma mi raccomando, non citate ad un Franciacortino i suoi vini come Spumanti Metodo Classico, altrimenti con un calcio vi spedisce direttamente dalle Torbiere di Iseo alla cima di Montisola, sempre sul Lago d&#8217;Iseo: il Franciacorta è Franciacorta e basta, e il suo metodo di produzione è il Metodo Franciacorta.<br />
Sul <a href="http://www.festivaldelfranciacorta.it/">sito </a>della Manifestazione troverete tutte le informazioni necessarie sugli <a href="http://www.festivaldelfranciacorta.it/eventi.php/franciacorta/eventi">eventi</a>, <a href="http://www.festivaldelfranciacorta.it/cantine.php/franciacorta/cantine">Cantine</a> partecipanti, il <a href="http://www.festivaldelfranciacorta.it/programma.php/franciacorta/programma">programma</a> e tante altre notizie.</p>
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		<title>Vespaiolona, la Notte Bianca BiancoRossa di Breganze.</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 21:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra sabato 21 e domenica 22 Giugno si terrà a Breganze (VI), la prima edizione di Vespaiolona, la notte bianca tra le cantine della Strada del Torcolato. La festa inizia alle 20 in Piazza Mazzini con &#8220;Il Ristorante in Piazza&#8221;, tradizionale cena collettiva ovviamente a base di Torresano (il Piccione di Breganze) e annaffiato dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra sabato 21 e domenica 22 Giugno si terrà a Breganze (VI), la prima edizione di Vespaiolona, la notte bianca tra le cantine della Strada del Torcolato.</p>
<p><span id="more-111"></span>La festa inizia alle 20 in Piazza Mazzini con &#8220;Il Ristorante in Piazza&#8221;, tradizionale cena collettiva ovviamente a base di Torresano (il Piccione di Breganze) e annaffiato dai splendidi vini della zona.<br />
Dalle ore 22 inizia il Vespaiolona, giro notturno per le cantine aderenti, con visite e degustazione dei loro prodotti per tutta la fascia Pedemontana della DOC Breganze: la Notte Bianca è stata definita BiancoRossa in quanto a la Doc Breganze si compone di diverse tipologie di vini bianchi e rossi, oltre agli ultimi arrivati Vespaiolo Spumante, Breganze Tai e Breganze Merlot, e senza ovviamente dimenticare Sua Maestà il Torcolato, vero vanto dell&#8217;Enologia Italiana e Mondiale.<br />
Dalle 22 alle 2 del mattino sarà attivo un servizio di bus navetta che, partendo dalla stazione delle autocorriere in piazzetta delle Poste, condurrà i partecipanti a visitare le Cantine Socie del Consorzio di Tutela e della Strada del Torcolato: Cantina Beato Bartolomeo da Breganze, Cantina Maculan, Cantina Angelo Scaroni, Azienda Agricola Ca&#8217; Biasi, Azienda Agricola Firmino Miotti, Cantina Col Dovigo, Azienda Agricola Vitacchio Guerrino e, fuori dal territorio comunale, Azienda Agricola La Costa a Fara Vicentino, Tenuta Bastia a Montecchio Precalcino e Azienda Agricola Villa Magna a Sandrigo. Per la partecipazione è richiesto un contributo di dieci euro, comprensivo di trasporto in pullman, bicchiere da degustazione e portabicchiere a tracolla oltre naturalmente a quattro assaggi di vino. Informazioni e prenotazioni: 0445300595, 3483028340.<br />
Domenica 22 giugno dalle 17 spazio alla II° edizione del Palio delle Botti: una spettacolare gara di spinta di barriques tra le vie del centro, disfida fra equipaggi delle diverse cantine. Nell&#8217;edizione del 2007, a trionfare è stata l&#8217;azienda agricola Ca&#8217; Biasi di Innocente Dalla Valle. La manifestazione, che inizierà alle 17, si concluderà con un brindisi da primato a base di uno dei vini simbolo della Pedemontana vicentina: il Vespaiolo.<br />
Ulteriori informazioni al <a href="http://www.stradadeltorcolato.it/newsletter.php? newsletter=41">sito</a> Strada del Torcolato di Breganze.</p>
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		<title>Gli Effetti dei mutamenti climatici sulla vinificazione in bianco</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 20:29:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grande interesse ha suscitato nell&#8217;ambiente produttivo di Gambellara il seminario di approfondimento tenutosi presso la Sala Convegni della Casa Vinicola Zonin a Gambellara martedì 3 giugno. L&#8217;incontro ha visto la partecipazione di Gianni Menotti, enologo di Villa Russiz, in Friuli, uno dei &#8220;bianchisti&#8221; più noti d&#8217;Italia, e di Angelo Peretti giornalista esperto di vini e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grande interesse ha suscitato nell&#8217;ambiente produttivo di Gambellara il seminario di approfondimento tenutosi presso la Sala Convegni della Casa Vinicola Zonin a Gambellara martedì 3 giugno.<br />
L&#8217;incontro ha visto la partecipazione di Gianni Menotti, enologo di Villa Russiz, in Friuli, uno dei &#8220;bianchisti&#8221; più noti d&#8217;Italia, e di Angelo Peretti giornalista esperto di vini e trend di mercato.</p>
<p><span id="more-106"></span>L&#8217;incontro &#8211; dopo i saluti di Nicola Dal Maso, vicepresidente del Consorzio per la Tutela della D.O.C. dei vini Gambellara, e di Antonio Tonello, presidente della Strada del Recioto e dei vini Gambellara D.O.C, si è svolto sotto forma di una chiacchierata piacevole e dinamica, ed ha toccato svariati punti di interesse derivati dalle attuali problematiche legate all&#8217;innalzamento delle temperature e ha suggerito diversi e importanti spunti sia tecnici che dialettici.<br />
I primi segnali di aumento delle temperature di alcune aree solitamente temperate portano gli operatori della filiera vitivinicola a ripensare e rimodulare strategie e interventi sia in vigneto che in cantina.<br />
Dal seminario è emerso che sarebbe importante, sia da parte dei produttori che dei tecnici, concentrarsi sulla singola annata e sul territorio e preoccuparsi meno delle conseguenze sul lungo periodo del cambiamento del clima.<br />
Per l&#8217;enologo Gianni Menotti &#8220;Le problematiche esistono, tecnici e produttori devono adattarsi: a volte è logico doversi affidare a diversi sistemi agronomici che sfruttino tecniche di irrigazione innovative.<br />
L&#8217;elemento chiave però deve restare l&#8217;uva, il frutto &#8211; continua Menotti &#8211; il dna della pianta.<br />
La maturazione adatta va trovata in base alla natura della vigna.<br />
Risulta estremamente importante la gestione dell&#8217;acqua, della temperatura e della luce.<br />
Dico sempre che bisogna sempre ricercare l&#8217;equilibrio in tutto: dal bicchiere al campo, in cantina, nella raccolta e nelle tecniche di agronomiche che si vanno ad utilizzare.<br />
Io credo che ci sia una certa ciclicità dei climi nei vari secoli, la natura sembra avere un suo macro-equilibrio, sa adattarsi alle varie fasi.<br />
L&#8217;importante è interpretare al meglio ogni singola annata rispettando il terroir e la tipicità della zona.<br />
Intervenendo nella discussione anche Angelo Peretti ha manifestato un certo ottimismo: &#8220;Non è detto che questo innalzamento delle temperature sia per forza un dramma.<br />
Bisogna saper interpretare i segnali della natura, fanno anch&#8217;essi parte della vinificazione. Bisognerebbe essere coerenti e leali verso il proprio territorio, ricercare la tipicità a tutte le temperature.<br />
Nelle varie epoche storiche si sono già verificati determinati sbalzi e cambiamenti climatici, tutti hanno portato a diverse conseguenze, non tutte negative, anzi.<br />
Bisogna essere bravi a capire in quale direzione andare per sfruttare al meglio questo nuovo clima senza piangersi addosso e con grande voglia di lavorare&#8221;.<br />
Ulteriori notizie sulla DOC Gambellara sul sito della Strada del Recioto e dei vini di Gambellara.</p>
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		<title>Vinitaly 2008: istruzioni per l&#8217;uso parte seconda</title>
		<link>http://www.wineplanet.it/eventi/vinitaly-2008-istruzioni-per-luso-parte-seconda/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 21:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo le righe di qui sotto (clicca qui se non vuoi faticare), vedo di continuare la chiacchierata a ruota libera sul come Visitare il Vinitaly, ad uso e consumo dei meno esperti. Sempre con la precisazione di cliccare sulle parole in colore arancio per essere spediti alle specifiche pagine web, vediamo di cominciare. Come già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo le righe di qui sotto (clicca <a href="http://www.wineplanet.it/index.php/2008/03/30/vinitaly-2008-istruzioni-per-luso/">qui </a>se non vuoi faticare), vedo di continuare la chiacchierata a ruota libera sul come Visitare il Vinitaly, ad uso e consumo dei meno esperti.</p>
<p><span id="more-97"></span>Sempre con la precisazione di cliccare sulle parole in colore arancio per essere spediti alle specifiche pagine web, vediamo di cominciare.<br />
Come già riferito, più di 4000 le aziende presenti, dai 40 ai 100 gli assaggi, e sottolineo assaggi, che possono essere fatti da una persona gustando e capendo cosa c&#8217;è nel bicchiere, il numero varia dall&#8217;abitudine di degustare al proprio metabolismo corporeo, ma comunque le cifre che ho dato sono abbastanza realistiche, eccezzion fatta per qualche professionista, che poi nemmeno si diverte, a degustar sputando a tutto spiano, oltre cento vini in un giorno.<br />
Da ciò ne deduciamo quali sono i nostri limiti rispetto al PBE (Paradiso di Bengodi Enologico) che risponde al nome di Vinitaly, se poi si pensa ai novellini che si commuovono al solo sentir nominare le tipologie dei vini e il veder di persona i grossi nomi di produttori e mitiche riserve che si credeva esistessero solo nelle allucinate fantasie di qualche giornalista o autore di scritti enoici, potete capire quanto il detto veronese &#8220;<a href="http://www.wineplanet.it/index.php/2007/03/30/come-un-porco-nella-molonara-41-vinitaly-1/">Come un Porco nela Molonara</a>&#8221; sia appropriato.<br />
Prendiamo sempre come oracolo la scala dei valori da rispettare nelle degustazioni vinicole: Vini Spumanti-Vini Bianchi Giovani-Vini Bianchi strutturati e/o affinati-Vini Rosati-Vini Rossi Giovani-Vini Rossi strutturati e/o affinati-Vini Dolci Bianchi-Vini Dolci Rossi-Vini Fortificati.<br />
Se vogliamo rispettarla, che è sempre cosa buona e giusta quando stiamo facendo le nostre prime uscite a manifestazioni di questo genere, vediamo come gli assaggi possibili a papille e sensi in grado di ragionare assommano dai 5 agli 11 per tipologia di vino (5 x 9 = 45 e 11 x 9 = 99), e badate sempre che stò parlando di assaggi.<br />
Quindi la parola d&#8217;ordine è assolutamente Capire i Nostri Limiti e Cosa Ci Piacerebbe Assaggiare.<br />
E come al solito arriva l&#8217;imbarazzo della scelta: bestia dura, di quelle che ti fanno dire &#8220;Provo a girare e vedremo strada facendo&#8221;, col risultato che alla fine non si combina niente e si va a finire dai primi bei occhioni che si vedono in uno stand, che poi tratti vino, olio, tappi di sughero, macchine da vinificazione o prodotti per l&#8217;enologia poco importa.<br />
Darsi una traccia , come spero di avervi fatto capire, diventa assolutamente necessario, e qui le opzioni sono tante, se non infinite.<br />
Numerose le tracce da seguire: una o due regioni in particolare, una tipologia sola di vini (solo Spumanti, Rossi strutturati, Vini Dolci, Zone Vinicole o Tipologie sconosciute e/o rare, solo Vini da Comodino ecc. ecc., come vedete non c&#8217;è che l&#8217;imbarazzo.<br />
Solo una cosa non fate, pena la fucilazione da parte del sottoscritto: NON mettersi a degustare i vini e le cantine che avete sotto casa, non per mancanza di rispetto verso di esse, ma perchè è un controsenso, uno che dal Piemonte viene a Verona ad assaggiar Nebbioli e Dolcetti, o un Veronese che si mette a girare a Soave e Valpolicella, per non dire di un Pugliese che si mette a girare per Primitivi e Rosati, è quanto di più eticamente sbagliato esista, basta che una volta a casa molliate i freni della bicicletta e alle belle cantine locali della zona ci arrivate, vi divertite di più e potete portare a casa qualche buona bottiglia.<br />
Quindi riordiniamo le idee, e qualora non ne avessimo ne provo ad elencare qualcuna:</p>
<ul>
<li> Gli Eventi organizzati a Vinitaly assieme ad Enti, Regioni, Riviste, Consorzi e Associazioni varie, che <a href="http://www.vinitaly.com/eventi2008_elenco.asp">qui</a> trovate.</li>
<li>Gli Eventi più interessanti,e ahimè, a pagamento proprio perché interessanti, nella sezione <a href="http://www.vinitaly.com/eventi2008_tasting.asp">Tasting Ex&#8230;Press</a> e <a href="http://www.vinitaly.com/eventi2008_taste.asp">Taste &amp; Dream</a>, e tra questi vi consiglio <a href="https://ecom.veronafiere.it/eshop/schedaprodotto.asp?idprodotto=215&amp;lingua=ita">Amarone Re-Generation</a>, guidata da Bernardo Pasquali, indicata agli amanti del Re dei Vini Veronesi (per chi li fà e li vende, gli appassionati stanno dalla parte del fratellone Recioto), con la partecipazione dei migliori assaggi fatti all&#8217;<a href="http://www.wineplanet.it/index.php/2008/02/04/anteprima-amarone-2004-2/">Anteprima 2004</a>.</li>
<li>Gli Eventi che le delegazioni AIS, ONAV e altre Associazioni di Sommellerie organizzano presso i vari Padiglioni Regionali, sempre numerose, e che si possono trovare informandosi in loco.</li>
<li>Gli Eventi che sono organizzati dai vari Enti e Zone Vinicole, sempre presso i vari Padiglioni Regionali.</li>
</ul>
<p>Bene, per adesso è tutto, alla prossima puntata, e se avete dubbi, domande, consigli o suggerimenti , usate la sezione Commenti, un Blog serve a questo, spero&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ve la do io la Corona</title>
		<link>http://www.wineplanet.it/degustazioni/ve-la-do-io-la-corona/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Sep 2007 20:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[bianchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma non vi preoccupate, non è l’ennesimo articolo dedicato al re dei Paparazzi Tamarri, ma si parla di Vino. La Guida del Touring Club “Vini Buoni d’Italia”, di cui la Rossa è responsabile dell’Emilia Romagna, ha pubblicato sul suo sito l’elenco dei vini risultati d’eccellenza dalle varie degustazioni, eccellenza che questa guida indica con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma non vi preoccupate, non è l’ennesimo articolo dedicato  al re dei Paparazzi Tamarri, ma si parla di Vino.<br />
La Guida del Touring Club “<a href="http://www.vinibuoni.it">Vini Buoni d’Italia</a>”, di cui la Rossa è responsabile dell’Emilia Romagna, ha pubblicato sul suo sito l’elenco dei vini risultati d’eccellenza dalle varie degustazioni, eccellenza che questa guida indica con la Corona!</p>
<p><span id="more-62"></span>Questa guida mi piace perché considera solo vini da vitigni autoctoni italiani, lasciando che negli internazionali in purezza e i vari mischioni ci sguazzino gli altri.<br />
Io nel mio piccolo ha dato una mano a Laura durante una degustazione preliminare, ma non è di questo che vi parlerò, ma dei vini premiati con la Corona che ho avuto occasione di assaggiare nei miei giretti degustativi, e commentarli.</p>
<p>I Piemontesi: Sono tantissimi e non basterebbe un anno per degustarli tutti, infatti ne ho assaggiati solo due.<br />
Il primo e’ un Barolo Acclivi 2003 della <a href="http://www.burlotto.com">Comm. G.B. Burlotto</a>.<br />
Trattasi di una delle mie cantine preferite, e ricordo l’atipica degustazione di questo Acclivi: durante una visita alla Cantina, mentre assieme al titolare Fabio le mie compagne di degustazione si informavano su un buon ristorante langarolo in cui cenare, il sottoscritto aveva davanti a se ben tre bottiglie di Barolo 2003, un Monvigliero, un Cannubi e il citato Acclivi, ovvero i tre Baroli più importanti della Casa.<br />
Erano tre campioni prelevati dalla botte, e immaginate la scena del vostro scrivente, tipo bambino e barattolo di cioccolata, tutto intento ad assaggiare e confrontare.<br />
Con la bocca ancora grondante di sangue giovane, nel senso che aprire un Barolo dopo tre anni e mezzo dalla vendemmia e appena tolto dalla botte è un infanticidio, e ancora una volta il detto del grande Arnaldo Crociani  “Tanto in Botte, Tanto in Bottiglia”  ha avuto ragione: nel senso che erano ancora giovanissimi, ma con tutti gli “attributi” al posto giusto.<br />
Dei tre, l’Acclivi era quello risultato più pronto e beverino, sicuramente un grande Barolo, ma lo stapperò volentieri  tra un due/tre anni, assieme ai suoi fratelli, fatto confermatomi dalla Rossa che ha assaggiato recentemente  uno stratosferico  Monvigliero del ’99.<br />
L’altro piemontese è il Moscato d’Asti Docg  2006 della <a href="http://www.bera.it">Bera</a>.<br />
Lo degustai a luglio durante la sciagurata crociera “Navigare con Gusto” citata un paio d’articoli fa, e questo Moscato è stata una del paio di cose buone di quell’ infausta giornata.<br />
Questo Moscato mi è piaciuto, e avrei piacere che  questa tipologia nobilissima di vino abbia la fama che merita, troppo spesso sminuita dal suo basso prezzo di vendita e dalla sua grandissima diffusione: ma sapete, per molti se un vino non è raro e costosissimo, non è vino.</p>
<p>Per i Veneti doveroso iniziare dai Lugana: da buon Peschierotto, sono contento che due Lugana, uno del mio paese, l’altro appena di là, siano stati Coronati.<br />
Il Lugana Doc Le Creete dell’ azienda Ottella è da sempre il mio riferimento nei Lugana, ne ho in cantina diverse bottiglie con cui potrei farci una piccola verticale.<br />
Questo 2006, come i suoi fratellini, rappresenta il Lugana fatto come si deve, ovvero un vigneto di pregio su un terreno ricco d’argilla, detta Crea in veronese, da cui il nome del vino, con vinificazione e affinamento solo in acciaio, e senza altri conservanti e coloranti tipo Barrique, che tanti danni fa ai Lugana.<br />
Il suo cuginetto Lugana Doc  della <a href="http://www.tenutaroveglia.it">Tenuta Roveglia </a>l’ho scoperto solo lo scorso anno, e l’annata 2005 che assaggiai durante un manifestazione mi era piaciuto assai, alla pari, se non per qualche sfumatura superiore, al mio riferimento Le Creete ’05.<br />
Il 2006 e’ buono altrettanto, ma tra i due non so chi scegliere, li berrò entrambi alla vostra salute.<br />
I Soave: e veniamo ai migliori bianchi d’Italia (assieme ai Lugana, ovviamente), ovvero i Soave: questa tipologia di vino e’ la seconda per Corone guadagnate, la prima è il Barolo, e le degustazioni le ho fatte al recente <a href="http://www.soaveversus.com">Soave Versus</a>, ottima manifestazione a cui sono legato in quanto il mio primo articolo per questo sito lo scrissi per l’edizione ’05 del S. V. , articolo mai pubblicato perchè Wineplanet era ancora ben lontano dalla vendemmia.<br />
Dei sette coronati ne ho assaggiati cinque, più un Recioto.<br />
Quattro sono di nomi importanti del Soave:<br />
Il Monte Fiorentine di<a href="http://www.carugate.it"> Cà Rugate </a>ormai è un classico, fa incetta di tutti i premi possibili, comprese molte citazioni per il miglior rapporto qualità/prezzo, non credo ci sia altro da aggiungere.<br />
Il La Frosca di <a href="http://www.ginivini.com">Gini</a> e’ un buon Soave, e la Corona e’ meritata.<br />
Sul Montegrande di <a href="http://www.vinipra.it">Prà </a>non sono d’accordo: nel senso che e’ buonissimo, rappresenta uno dei migliori esemplari di affinati in botte grande, ma tra i Soave di questa cantina preferisco lo Staforte ‘05: è già stato Coronato l’anno scorso con l’annata 2004, ma il 2005 e’ ancora più buono, persino il produttore dice che gli è venuto meglio.<br />
Ultimo grosso nome <a href="http://www.coffele.it">Coffele</a>, col Recioto di Soave Docg Le Sponde ’05, buon vino, Corona giusta.<br />
Gli altri due: <a href="http://www.fasoligino.com">Fasoli Gino </a>e’ uno dei produttori del Soave che fanno viticoltura biologica, il suo Borgoletto e’ buono e il premio ci sta tutto.<br />
Buono I Tarai di <a href="http://www.cortemoschina.it">Corte Moschina</a>, nuova azienda, che ha vinificato il suo primo Soave nel 2004: è un po’ ruffiano, col suo leggerissimo affinamento in legno, ma si lascia bere benissimo.<br />
Una Corona alla seconda vendemmia e’ solo da togliersi il cappello.<br />
E adesso la Valpolicella: la calda annata 2003 non ha fatto bene ai suoi vini, soprattutto a Sua Maestà l’Amarone (vedi il mio articolo sull’Anteprima 2003), e infatti solo uno risulta premiato, nel millesimo che dovrebbe essere correttamente in commercio per affinamento (anche se il disciplinare autorizza la vendita del 2004, anche se a mio parere troppo giovane), ma ne parlo dopo.<br />
L’Amarone Selezione Antonio Castagneti ’04 di <a href="http://www.tenutasantantonio.it">Tenuta Sant’ Antonio </a>non ha bisogno di presentazioni, essendo uno dei produttori di riferimento della Valpolicella Allargata, e questo ne è degno figlio.<br />
Vari motivi invece mi hanno sollevato perplessità su tre rappresentanti Valpolicellesi premiati con la Corona.<br />
L’Amarone ’03 <a href="http://www.carugate.it">Cà Rugate </a>è buonissimo, uno dei migliori assaggi<br />
dell’ Anteprima (vedi sopra), peccato che al punto vendita della cantina sia esaurito, mi hanno fatto assaggiare il 2004, che promette bene ed e’ beverino come piace a me, ma  presentare alle Guide vini che poi non si trovano in commercio all’uscita delle stesse…<br />
Il Valpolicella Classico Superiore ’04 di <a href="http://www.zenato.it">Zenato</a> non sono riuscito ad assaggiarlo, ovvero ad una manifestazione presso la stessa cantina qualche giorno fa hanno dato in degustazione il fratellino ’05: buonino,  formalmente corretto, tutto al posto giusto, ma del 05’ ho assaggiato di meglio, strana questa differenza tra un’annata da Corona e la successiva nella media, pur essendo state entrambe due buone vendemmie.<br />
Il Recioto ’03 di <a href="http://www.santasofia.com">Santa Sofia </a>ho già parlato in un precedente articolo:<br />
è buono, ruffiano, piacione, ma del Recioto a mio parere ( e anche di altri) ha solo la provenienza delle uve: è denso, concentratissimo, quasi mieloso, molto dolce, profumatissimo, potrei quasi bestemmiare con definirlo un “Recioto alla Californiana”, nel senso di quei vini fatti pensando al gusto americano e della rivista Wine Spectator.<br />
A molti piacerà, qualcuno si metterà le mani nei capelli per la gioia ad un suo assaggio, ma per me è un ottimo Passito da Corvina-Rondinella Molinara: il Recioto è altro vino.<br />
L’ultimo Coronato c’e l’ho  in cantina, per ben tre volte ho tentato di tirargli il collo, il Grande Capo Laura mi ha dato una bottiglia con l’ordine di verificare se la decisione di portarlo all’assaggio finale per<br />
l’assegnazione della Corona era corretta: meglio così, vuol dire che il Vino da Uve Stramature Passito Rosso 2004 Rubacuori della <a href="http://www.poderimorini.com">Poderi Morini </a>lo gusterò per piacere e non per un’ordine superiore.<br />
Per oggi ho finito a tediarvi con i miei appunti da degustazioni fatte al volo, ma ricordo che una volta esisteva un servizio detta L’Eco Della Stampa, che raccoglieva tutte le citazioni sulla stampa inerenti la persona  che ne chiedeva i servigi, e esisteva il gioco da parte di molte riviste umoristiche di citare, a sproposito e a vanvera, il nome di personaggi ricchi e famosi: in questo modo l’abbonato doveva sborsare grosse cifre per ogni citazione fatta e raccolta dall’Eco della Stampa.<br />
Se esistesse ancora il servizio e valesse per Internet, il Signor Vallettopoli grazie a me e a Vini Buoni d’Italia, si alleggerirebbe di un buon gruzzolo.<br />
Max Pigiamino Perbellini</p>
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		<title>Cantine Aperte 2007</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2007 08:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantine]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Zone vinicole del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[bianchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 27 maggio si è svolto il classico appuntamento primaverile “Cantine Aperte”, a cura delle cantine aderenti all’associazione Movimento Turismo del Vino. &#8220;Vado anch’io, in incognito senza aprir bocca e senza far le mie solite domande!” mi sono detto in settimana e dopo aver cercato informazioni sul Sito del Movimento Turismo del Vino ho fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 27 maggio si è svolto il classico appuntamento primaverile “Cantine Aperte”, a cura delle cantine aderenti all’associazione <a href="http://www.movimentoturismovino.it">Movimento Turismo del Vino</a>. &#8220;Vado anch’io, in incognito senza aprir bocca e senza far le mie solite domande!” mi sono detto in settimana e dopo aver cercato informazioni sul Sito del Movimento Turismo del Vino ho fatto la mia scelta: Franciacorta in primis, poi Valpolicella.</p>
<p><span id="more-48"></span><strong>Il caso Franciacorta.</strong> Il fatto che venivo da una settimana caldissima, e che le spumantizzazioni avvengano in luoghi freschissimi non è stato il solo motivo che mi ha fatto scegliere la Franciacorta: volevo toccare con mano questa realtà, ovvero “Come inventarsi una Nuova Tradizione”. Lungi da me fare un redazionale completo sulla Franciacorta, volevo solo farmi un’idea di come una terra ad alta vocazione agricola, ma quasi nessuna antica vocazione vinicola, nel giro di una trentina d’anni sia riuscita a creare appunto una Nuova Tradizione del Vino con le famose Bollicine del Franciacorta. Di sicuro ha influito una delle simpatiche caratteristiche del popolo Bresciano: lavorare duramente, fare tanti soldi e poi goderseli. E goderseli spesso vuol dire appassionarsi a qualcosa, farlo in grande e soprattutto più in grande dell’amico-rivale! In campo sportivo i casi sono moltissimi e credo che visti i primi successi degli esperimenti spumantistici in Franciacorta, si sia fatto quasi a gara per fare ancora meglio. Con una piccola differenza: visto che si poteva anche farne una attività redditizia, invece di sfidarsi, i vari possidenti Franciacortini hanno unito le forze e hanno creato una potenza vinicola, in quantità e qualità, cercando anche di avvicinare il pubblico italiano alle bollicine nazionali. Sia chiaro che queste sono solo mie supposizioni, ma vedendo i nomi dei proprietari di alcune delle cantine più famose non credo di sbagliare di molto, e, sia chiaro, anche se tra Bresciani e noi Veronesi esiste del sano campanilismo, mi tolgo il cappello di fronte al fenomeno Franciacorta. Ed ecco un breve resoconto.<br />
<strong><a href="http://www.losparviere.com">Lo Sparviere</a></strong> &#8211; comincio da Monticelli Brusati la mia visita:questa e’ un&#8217; antica azienda agricola di proprietà della famiglia Gussalli Beretta, che si è re-inventata spumantista. Infatti le cantine di spumantizzazione sono nuovissime e funzionali, pur restando in uso le antiche cantine della proprietà.La filosofia dell’azienda è quella di lavorare solo le uve dei propri vigneti, di fare solo bollicine millesimate e con almeno quattro anni di permanenza sui lieviti, ben di più di quanto segnalato dal disciplinare di produzione, ma come sapete bene, la lunga permanenza migliora la qualità. Il loro Brut base e’ sempre segnalato come tra i migliori della categoria e se poi lo acquisti in cantina a soli 10 euro a bottiglia è ancora più buono. Non ho avuto l’occasione di assaggiare il Satén e l’Extra Brut, peccato. L’azienda produce anche i DOC Terre di Franciacorta Bianchi e Rossi.<br />
<strong><a href="http://www.anticafratta.it">Antica Fratta</a></strong>-sempre a Monticelli Brusati, è una delle poche cantine storiche della Franciacorta: edificata nell’ 800, è scavata in gallerie nella collina alle spalle della villa padronale, presenta alcune caratteristiche notevoli come un camino-torrione che con l’ausilio di un paio di astuzie evacuava l’anidride carbonica sviluppata durante le fermentazioni e vinificava all’epoca circa 6000 ettolitri di vino!<br />
 “El Cantinù”, come soprannominato dalla popolazione locale, dopo varie vicissitudini è entrata a far parte del Gruppo Guido Berlucchi, che l’ha riportata agli antichi splendori.Che dire se non “spettacolare” e che merita una visita?L’azienda adesso produce tutte le tipologie di Franciacorta DOCG e le DOC Terre di Franciacorta Bianco e Rosso.<br />
<strong><a href="http://www.berlucchifranciacorta.it">Fratelli Berlucchi</a> </strong>- situata a Borgonato e da non confondersi con l’omonima vicina di casa, è un’ azienda agricola di antica tradizione dedicatasi da una trentina d’anni alla moderna viticoltura Franciacortina. Tra le caratteristiche principali il non produrre esclusivamente bollicine ma cercare di pareggiare questa produzioni con i vari vini DOC fermi. Và inoltre citato che la Signora Pia Berlucchi è presidente dell’associazione <a href="http://ledonnedelvino.com">Donne del Vino</a>. La cantina è dislocata nei vari locali di una storica cascina agricola, tra cui spicca la sala vinificazione situata sotto un portico affrescato nel ‘600 con decorazioni semplici ma di grande suggestione. L’unica parte recente della cantina è la zona di spumantizzazione, obbligatoriamente buia e sotterranea. La produzione copre tutta la gamma dei vini Franciacortini.<br />
<strong><a href="http://www.contadicastaldi.it">Contadi Castaldi</a> </strong>- uno dei nomi nuovi della Franciacorta, è stata fondata una quindicina d’anni da Vittorio Moretti, il patron della famosissima Bellavista. Moretti è un mito: quando parlavo della caratteristica dei Bresciani,dell’appassionarsi e di farlo ai <a href="http://www.terramoretti.it">massimi livelli</a>, lui ne è l’ESEMPIO.Da buon velista, per farsi le sue barche s’è costruito un cantiere nautico all’avanguardia, della Bellavista non devo dire nulla, per il ristorante dell’azienda vinicola ha chiamato un tale di nome Gualtiero Marchesi e quando ha visto che i cunicoli di cottura e raffreddamento dei mattoni dell’antica Fornace Biasca di Adro potevano divenire il luogo ideale per spumantizzare, ha creato una nuova azienda vinicola.Adesso la Contadi Castaldi è un azienda da oltre 400.000 bottiglie di Franciacorta DOCG e da circa 80.000 delle altre tipologie DOC Terre di Franciacorta. Attualmente la cantina è in fase di forte crescita e i vecchi cunicoli sono diventati stretti, vi si lavorano dentro solo i formati dal Magnum in su e l’adiacente moderna cantina sotterranea accoglie gli altri formati. Poi via verso la Valpolicella, anche perché la mia scorta di Recioto era finita&#8230;<br />
<strong><a href="http://www.boscainicarlo.it">Boscaini Carlo</a></strong> &#8211; a S. Ambrogio di Valpolicella sorge questa cantina immersa nei vigneti: la produzione è quella tradizionale della zona, più qualche vino bianco a base Garganega.I vini mi sono piaciuti, solo botti grandi, così tutta la Valpolicella te le ritrovi limpida nel bicchiere. Buoni e a prezzi competitivi l’Amarone e il Recioto, che mi sono portato a casa.<br />
<strong><a href="http://www.antolinivini.it">Antolini Pier Paolo e Stefano</a></strong> &#8211; cambio di valle e a Marano arrivo nella corte dove sorge l&#8217;azienda: interessante la degustazione, ottimi i dolcetti e una novità:la Sfogliatine al Recioto. Buoni i vini Valpolicella e il Recioto. L’Amarone purtroppo rientra nella categoria dei Moderni, che non mi fa impazzire.<br />
<strong><a href="http://www.campagnola.com">Campagnola Giuseppe</a></strong> &#8211; Sempre a Marano sorge questa storica cantina, che quest’anno festeggia il centenario della fondazione.La cantina e’ modernissima, con la costruzione che ingloba anche le vecchie strutture della bottaia e delle vasche in cemento, altrettanto nuova e spettacolare, per non dire coreografica, è la barricaia. Quindi Amaroni Moderni. Comunque notevole il Corte Agnella, una Corvina in purezza, in cantina 6 euro. Presente un banco d’assaggi dell’azienda <a href="http://www.benedettilessinia.it">Benedetti</a>, con i suoi ottimi salumi e formaggi.<br />
<strong><a href="http://www.villaspinosa.it">Villa Spinosa </a></strong>- mi arrampico sulla costa della valle di Marano e superata la sommità giungo a Villa Spinosa, a Jago di Negrar: è un antica corte vinicola con annessa villa padronale, con una bella vista sulla valle di Negrar. Mi aggrego alla comitiva in visita e ascoltando le spiegazioni del titolare sull’uso e glorificazione delle barrique mi sono messo il cuore in pace: cantina antica-vini moderni, il tutto confermato dalla degustazione. Peccato.<br />
<strong><a href="http://www.valpolicella.it/brigaldara">La Brigaldara</a></strong> &#8211; al ritorno mi fermo in questa importante azienda di S. Floriano per una visita veloce. Anche qui in cantina poche botti e tante barriques di vari passaggi, ma come dice il titolare, “Vanno usate con parsimonia, perché se sentite il legno nel vino vuol dire che sto sbagliando”! Alla degustazione del Recioto e dell’Amarone devo confermarne l’uso garbato, ma erano presenti comunque tostature, speziature e vanigliature tipiche della barrique, ma niente tannini da rovere: un buon Amarone, relativamente Moderno, per gli amanti del genere. Non m’è dispiaciuto un rosato di Dindarella, uva autoctona della Valpolicella.<br />
E con questa visita la mia giornata di Cantine Aperte è finita: ne ho fatte ben nove. Ringrazio tutte le Cantine che hanno aderito all’iniziativa e che sono state tanto gentili da ospitarmi.<br />
Alla fine una domanda alla quale non sono riuscito a dare risposta, magari qualcuno può aiutarmi: che vitigni si coltivavano e vinificavano in Franciacorta prima dell’avvento delle bollicine?</p>
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		<title>Tutti i Colori del Bianco 2007</title>
		<link>http://www.wineplanet.it/generale/tutti-i-colori-del-bianco-2007/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2007 16:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Perbellini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[bianchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è svolta a Monteforte d’Alpone nei giorni 11-12-13 Maggio la seconda edizione di Tutti i Colori del Bianco. Organizzata dal Consorzio di Tutela del Soave, Pro Loco e Commissione Turismo di Monteforte d’Alpone, la rassegna e’ dedicata ai vini bianchi di qualità. Per il pubblico erano disponibili oltre 130 vini, di due annate diverse, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolta a Monteforte d’Alpone nei giorni 11-12-13 Maggio la seconda edizione di Tutti i Colori del Bianco.<br />
Organizzata dal Consorzio di Tutela del Soave, Pro Loco e Commissione Turismo di Monteforte d’Alpone, la rassegna e’ dedicata ai vini bianchi di qualità.<br />
Per il pubblico erano disponibili oltre 130 vini, di due annate diverse, una quella attualmente in commercio e l’altra di annata non più recente del 2002. La rassegna “Bollicine Old fashion” era invece composta da 11 spumanti presentati nell’annata in commercio e in una di almeno 10 anni. Per la stampa due degustazioni speciali: “Le Stagioni del Soave in 10 Vendemmie” verticale di 10 annate di Soave dal 1997 al 2006, e “Formidabili quegli anni” degustazione di 15 vini di almeno 10 anni, presentati dai loro produttori.<br />
<span id="more-44"></span>Io ho partecipato alla Stagioni del Soave e a quella pubblica. Ecco i resoconti:<br />
Le Stagioni del Soave<br />
Per partecipare a questa degustazione ho dovuto perdere 75 kg, farmi crescere i capelli, farli diventare rossi, prendere lezioni di lingua modenese e cambiare sesso, ovvero ho preso il posto della Rossa, ma solo per stavolta, perché di  Rosse ne basta una! C’è un motivo: risultava infatti il solo accredito di Laura, purtroppo impossibilitata a partecipare, e non il mio, suo fedele alter ego enologico…ma hanno capito e tutto si è risolto senza traumi.</p>
<p>Che dire di questa degustazione, se non “magnifica”?<br />
Star qui ad elencare vino per vino, produttore e caratteristiche sarebbe noioso da leggere, anche perché la maggior parte dei vini presentati è fuori commercio, comunque la considerazione da fare è una sola: il Soave tiene benissimo l’invecchiamento, quasi quanto un vino rosso, e la piena maturità la raggiunge dopo 5/6 anni.<br />
Sconvolgente poi il fuori programma di due Soave del ’90: il Salvarenza di Gini e Le Lave di Bertani: dimostravano meno della metà dei loro anni.<br />
L’altra degustazione per i giornalisti , secondo il buon <a href="http://www.aristide.biz">Aristide</a>, ha dato lo stesso responso, ovvero il Bianco può invecchiare quanto il Rosso.<br />
La degustazione per il pubblico<br />
Il servizio ,curato dall’A.I.S. , non è stato il massimo: i vini venivano serviti troppo freddi, salvo quando curati direttamente dai produttori, e poi si aspettavano dei bei minuti per avere l’assaggio di vino nel bicchiere, pur non essendoci gran ressa.<br />
Altra cosa negativa: premetto che non conosco il metodo di scelta delle Aziende Vinicole presenti, ma immagino, visti i grossi nomi presenti, siano stati invitati direttamente dal comitato organizzatore, e sempre immaginando, credo che le stesse Aziende abbiano scelto di presenziare con il loro vino bianco più rappresentativo e delle annate di loro gradimento.<br />
Perché faccio queste premesse?<br />
Avendo un solo fegato e  un solo un pomeriggio per le degustazioni , 136 vini di due annate diverse non potevo certo assaggiarli tutti, e quindi ho fatto una piccola cernita.<br />
Subito ho escluso i vini che conoscevo, e da buon Talebano dell’autoctono niente vitigni internazionali e mischioni a base di internazionali, ma solo vitigni rappresentativi delle regioni di appartenenza, soprattutto se a me sconosciuti.<br />
Le uniche eccezioni sono stati quei vini di produttori famosi e dal prezzo “imbarazzante”.<br />
E qui l’amara sorpresa: più i vini costavano e più facevano senso, per non usare l’altra parola, forse più indicata, sempre iniziante per esse e composta di sei lettere.<br />
I casi sostanzialmente erano due, nel migliore erano colorini, profumini, gustini, persistentini, franchini (non la Laura…), insomma, caratteristiche da vinelli formalmente corretti che a malapena compreresti a 5 euro, ma con prezzi richiesti dai 25 ai 50.<br />
Mi sembrerebbe lecito pretendere qualcosa di più!<br />
Questo quando andava bene, altrimenti era peggio: mi si dica quel che si vuole, ma quando un vino costosissimo presenta profumi secondari e terziari che più che ricordare frutti, mieli e spezie ricordano il gusto del legno della rastrelliera di un pollaio dopo un paio d’anni di onorato servizio, beh, c’è qualcosa che non mi quadra!<br />
Qualcuno potrà dirmi che anche alcuni rinomati Pinot Noir della Borgogna hanno questi “Terziari Avicoli”, ma più che una caratteristica a me sembra un difetto: a molte persone interessa sentire il gusto dell’uva e della terra da cui provengono, eventualmente le note date da una buona botte o barrique, ma percepire perfettamente  in un vino la razza di galline, anatre, tacchini e faraone allevate nel pollaio della cantina mi sembra esuli dalla buona enologia!<br />
E badate che simili sentori li ho sentiti più di una volta, almeno 5, e ovviamente erano vini costosissimi… Ma non preoccupatevi, ho bevuto anche cose buone, che scoprivo poi essere in vendita a prezzi umani e corretti.<br />
Dati alla mano, metà vini presentati  erano da uve autoctone e l’altra metà divisa equamente tra internazionali in purezza e mischioni a base internazionale.<br />
La maggior parte degli internazionali che ho assaggiato hanno dato i pessimi risultati di cui sopra e alcune regioni, Friuli in primis, mi hanno deluso: tanto a decantare i bianchi friulani e soprattutto le loro uve autoctone, e su 10 vini presenti solo uno era un uvaggio da autoctoni, gli altri o purezze o mischioni internazionali E nessuno tra quelli che ho assaggiato che mi sia piaciuto, se questi sono i vini dei loro produttori più rappresentativi…<br />
Poi ci si lamenta che non si potrà più usare il nome Tocai Friulano: ma almeno qualcuno lo usa ancora in Friuli questo splendido vitigno?<br />
E mi preme farvi notare che il Miglior Bianco che ho assaggiato da  un anno a questa parte era proprio un Tocai , anche se fatto in Veneto, precisamente Lison-Pramaggiore, al confine col Friuli! E facciamo il nome: Tocai <a href="http://www.beccarello.it">Azienda Beccarello,</a> vendemmia 2006.<br />
Concludendo oso dire che gli Autoctoni italiani hanno stravinto le mie degustazioni e che il Soave è la tipologia di vino che più mi ha entusiasmato, sia per l’altissima qualità media di tutte le cantine presenti, sia per il prezzo assolutamente alla portata di tutte le tasche, il più caro era dichiarato a 22 euro a bottiglia, ma vi posso assicurare che già a 5-6 euro  si beve benissimo, e a 10-12 divinamente!<br />
Quando il Consorzio del Soave apporterà qualche piccola modifica al disciplinare di produzione, potrò dire che  Soave è la zona Perfetta per i  Vini Bianchi.<br />
Per gli abitanti del cento Italia, la <a href="http://www.skriba.net">Manifestazione</a> sarà replicata a Roma il 28 Maggio.<br />
Max Pigiamino Perbellini</p>
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